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martedì 27 gennaio 2015

Mercy



Annuso piste.
Annuso l'erba addormentata sotto il gelo, la foschia, le creature inermi della notte.
Traduco l'acqua che vibra nelle pozze come densa di terrore inespresso, covo di larve e zanzare addormentate.
Non sono libero, non sono saggio, sono solo un animale ebbro di schiettezza ed emotività disarmante.
Pago coi pensieri.
Pago con la solida, scontrosa durezza di una realtà inconcludente, piramide battuta da venti e pianeti, inno sacro alle divinità d'acciaio e catrame che non riesco a venerare.

domenica 4 gennaio 2015

Cristalli

Mani calde cantano la loro serenata alla piccola stufetta tonda da scrivania.
I pensieri, come ghiacciai, resistono impavidi e si fortificano grazie alle perenni nevi cerebrali.
La luna è l'illusione più dolce che il cielo abbia mai creato, e la mia contemplazione da essere errante la rende unica regina nel mazzo di tarocchi delle nuvole.

Solitudine.
Nota prolungata attraverso il buio.
Ululato del lupo.
Quattro impronte sulla neve, in un coagulo di freddo e fatica.
Il cammino lento e impercettibile delle stagioni fiacca lo spirito.
A muoversi, è solo il vapore del mio respiro, fantasma di aria nel gelo dell'inverno.

mercoledì 26 novembre 2014

S. Sebastiano

Ancora una volta.
Un letto di legno, pareti bianche, una foto di famiglia al muro.
Un computer pronuncia frasi con voce asettica e metallica.
Le tue mani, che prima pizzicavano le corde di una chitarra, sono ora serrate ai bordi di quel letto.
Gli occhi azzurri e lucidi, sono fissi allo schermo luminoso del computer agganciato a un braccio metallico.
Il polmone metallico respira con fiato alieno, meccanico, ripetitivo, come stesse gonfiando le membra di un uomo di gomma.
Non ero pronta a questo, non ero preparata.
La piccola stanza troppo calda, di un candore marmoreo, s'interseca nella memoria con quella di un Policlinico di tanti anni fa. 
I battiti nel mio petto scivolano in successione come gocce di cera di una candela a metà.
Mi aggrappo con lo sguardo a particolari stupidi e insignificanti: le tende all'uncinetto, forse troppo trasparenti, il quadro al muro che raffigura un uomo che dorme per terra, ai margini di un portone ("Che sia il suonatore Jones?" penso di fretta), le medicine accatastate su un mobile smaltato di bianco, le macchine che cooperano insieme come robot squadrati dai volti al plasma.
Ananke. Ancora una volta.
Mi torna in mente San Sebastiano trafitto da un mare di frecce: il volto bianco al cielo, gli occhi vitrei a cercare la mano di un dio tra le nuvole e il corpo inchiodato a un palo.
Lo stomaco si accartoccia come una foglia secca e mi concedo il diritto di piangere.



giovedì 20 novembre 2014

Snake dreams



Tre serpenti spuntano dalle trame di una catasta di tappeti persiani.
Il primo scivola via veloce, strisciando a zig zag. 
Il secondo, enorme, giallo, scaglie lucide punteggiate di nero, apre le fauci come un mostro marino e risucchia il corpo snello del terzo, il più piccolo dei tre. 
Ne resta parte della coda fuori dalla bocca, a contorcersi e acquietarsi sotto i colpi della falce silenziosa dell'agonia.
Dolore animale.
Dolore universale.
Dolore molecolare.
Mi sveglio.
Atlante regge il mondo là fuori, sotto i caotici rombi da guerra.
Il carro del sole è già alto, ma i tre serpenti s'avvinghiano alla mia corteccia cerebrale e la stringono, causandone un'emorragia. 
Poi allentano la stretta, e la luce dalla finestra riscalda l'aria e i pensieri. 
Ma loro, là dentro, strisciano, scivolano come gocce di pioggia sui vetri della memoria e riprendono a stringere.
Notte. Birra rossa. Egotismo. Me lo ripeto a mente, mentre il serpente giallo lecca le mie sinapsi.

Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill


Ringhio, il serpente giallo striscia lontano e mi lascia chiudere gli occhi.
Le pupille si sposano al buio della camera.
Il sangue fluisce lento e la luna si alza nel cielo freddo di novembre.

giovedì 27 marzo 2014

Garbage

Il tempo è un vento freddo di dicembre che sferza gli abeti e le ali dei merli. 
Primavera dorme nervosa sotto cuscini di neve e gela i germogli di aprile.
Manifesti di campagne elettorali, volantini di buona pasqua, che Cristo è quasi risorto
ringraziamenti alla messa in memoria di Annina,
assemblee dei citadini, sportelli della posta, ragazzini mandrie da scuola,
da ingozzare con mangimi sintetici come polli appesi per il collo,
e soldi che non ci sono mai
non ci sono soldi
non ci sono soldi
mariti cornuti e mogli insoddisfatte, la Grottaferrata bene si erge maestosa
nei profili di macchine lucide a fari spenti.
Faccio una domanda semplice a tavola
il mio inquisitore vi legge indecisione
è irritato come un poliziotto a fine giornata
che mi trova 5 grammi di marjuana
e dice che non devo mai traballare.
Il mondo meccanicistico ripudia l'insicurezza
anche se il poliziotto non comprende la mia domanda.
In fin dei conti, non me ne frega niente,
ma proprio niente.


mercoledì 12 marzo 2014

Seconda Navigazione

Se mi venisse concesso il tempo per una seconda navigazione, seguirei lo scirocco dolce per tutta la vita.
Di notte dormirei su isole azzurre e bianche di conchiglie, fuggirei dai pescherecci sul dorso di delfini argentati, imparerei cose da chi ne sa più di me con l'animo puro e limpido di un cucciolo d'uomo.
Ma il tempo grigio e funereo dei modern times è imprenditore di se stesso e ci spinge in borsa con gomitate d'odio feroce, una camicia bianca da cambiare ogni mattina e mali covati dentro come tumori irreparabili, come caffè freddi amari sui banconi di bar alle nove di sera
e tramezzini ammuffiti sotto i vetri del bancone,
e un feto nel grembo sterile di casualità frenetiche,
nato abbastanza prematuro con polmoni inermi ed insensibili all'aria.
Ma tu che mi spingi per mare, ai venti ed alle acque di una seconda navigazione,
credi davvero che possa navigare anche per te?
Mi piace pensare che credi sia così e t'assecondo,
piegando la testa due volte: come un undici.
Un numero doppio di se stesso, gemello e fratello,
che non è solo, mai.
Undici febbraio.
Come le stelle doppie della costellazione del Delfino,
a cui, forse, tu sei vicino.



lunedì 18 novembre 2013

Apnee

Apnee.
Sospensioni.
Un plaid spiegazzato, una tazzina vuota, il pc in stand-by.
Come una pira funebre, un voto rituale, fiamme lente di braci divine.
Resti di eventi, nuvole gonfie di candore lieve camminano in odiati cieli urbani, bandiere ultime di libertà non possedute.
Nuvole divine, dee bianche dai capelli rosa e gli occhi grigi.
Dee, svegliatemi domani sotto un cielo mutato, in una camera dalla porta aperta, con i nodi  sciolti come i miei capelli la sera. Dee argentee ed immortali, datemi di più.
Dee secolari, custodi dei ritmi mortali,
forbici della Vita.

giovedì 14 novembre 2013

The sign of the cross



Ai passaggi, ai cammini, ai sentieri non battuti.
Ai ragionamenti dei matti, di chi è fuori tempo, di chi non ha tempo.
Ai discorsi lasciati a metà come false partenze, come il frullo ingannatore dei piccioni che non vogliono volare.
Al potenziale, l'energia che non è moto e che è chiusa in un pugno.
A quell'indaco del tramonto che scolora, quando t'aspetti che divori il cielo.
Legna sul fuoco, che alimenta un camino perpetuo come un fuoco di una vestale.
Ai segni, più che alle parole, che falliscono bersagli mobili e troppo veloci.
Alle comete che passano in un lampo, agli strascichi di luce bianca, alle perle di S. Lorenzo che bagnano il cielo contemplato da un finestrino.
A Syd Barrett.
Alle assoluzioni che non arrivano.
E' un itinerario senza forma ma con troppa sostanza, è una biga trainata da due cavalli fulvi al galoppo con il sole.
Come una canzone, dove c'è quell'assolo in un crescendo che non esplode.

sabato 14 settembre 2013

Convinzioni

Odore di caffè nella casa. Aria fresca, che già mi gela le mani.
Ma la tazzina di caffè calda, riesce ad intiepidirle e mi accontento.
Il gregge richiama e bela risate, tra le canzoni di una tv assopita.
La sua festa, a cui non sono mai invitata, mi irrita e vorrei essere un lupo nero che sbrana ogni cosa, tra brandelli di carne sanguinolenti e pezzi di cervello sparsi qua e là.
Convinzione che io sia la pecora nera. Convinzione che le mie azioni non siano servite a nulla, se non a riempire di mangime la stalla.
Ho rafforzato, là dove avrei dovuto demolire.
Ho protetto, ciò che avrei dovuto sbranare, a causa delle mie intime convinzioni del cazzo.
Ed ora, è troppo tardi.
Il gregge verrà mangiato da qualcun altro, ma nessuno sospetta, nessuno sa niente.
Anzi, va bene così e le pecore belano saluti di gioia dalle loro teste lanose.
Sono il vostro lupo, ma non vi dilanierò: lo farà qualcun altro per me.
Mentre io resterò a guardare.

venerdì 23 agosto 2013

Karma al neon

E tra le altre cose, imparerai che la legge del Karma fa male.
Sempre.
E che quello che accade, non dovrebbe accadere... o forse, segue solo la frigida logica della casualità, sterile madre di tutte le ipocrisie, latente, inafferabile condizione di ogni vacuità, vanità, neon verdeazzurro luce d'acquario, neon giallo luce della metropolitana, neon bianco d'ospedale.
Il Karma è una luce al neon priva della pacata attitudine alla staticità degli oggetti.


martedì 20 agosto 2013

La Madonna torna al Santuario

Vento leggero, ma timido. Un'unica valle, poche colline, troppi ricordi.
Vociare partenopeo monocorde tra le vie conosciute.
Cani randagi dai grandi occhi vuoti, finestre aperte e porte socchiuse.
Frullano le immagini come ali di rondine, vecchi e bambini, bambini e bambini, vedove alle porte nere d'abitudine.
E poi cos'è successo?
L'ingranaggio s'inceppa, qualcosa va storto, la notte s'appiattisce sulle colline e la Madonna il quindici agosto, ritorna al Santuario.
Qualsiasi cosa succeda, il quindici agosto la Madonna torna sempre al Santuario.
Sulle tracce dei ricordi seguo piste incontrollate, indizi fasulli, passi alle spalle. Parole che cercano parole ma che scelgono silenzi quieti.
Qui, ora, mi salvo solo se divento animale.
Coda di bestia e orecchie da lupo: l'istinto mi protegge dal male, mi copre, mi culla ed io sparisco nel nulla. Mentre la Madonna nella sua veste rossa, torna al Santuario.
Madonna inconsapevole, innocente, luna artificiale, tacito simulacro radioattivo, insolente manichino senza risposte.
Nella notte lunga di un non ritorno, di un ritmo incessante che ricorda ai vivi di non essere morti.
Forse.

lunedì 21 gennaio 2013

Contemplation is...(A Descent into the Maelström)


Mi siedo qui, sono stanco
La vita, l'universo, tutto quanto
Sulla sponda del fiume prego il vostro dio
che il prossimo cadavere che passa non sia il mio...



Sogno un cimitero di campagna e io là
all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco due o trecento anni
giusto per capir di più e placar gli affanni...





E trovo Andy il matto che e' vent'anni che e' li
e mi dice: qui va bene cosi'
tanto tutto e' troppo e basta quel che hai
e forse un giorno lo capirai
Ma te che ne sai
ma chi cazzo sei?



Quando la tua sveglia suona 
e tu ti chiederai "che or'è?"
che la vita è sempre forte 

molto più che facile...


     
E le senti le vene
piene di ciò che sei
e ti attacchi alla vita che hai...




Amica cara, amica speranza
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai!




E ripenso alle due o tre cose 
CHE MI FANNO DAVVERO:
annegarti negli occhi, rubarti il respiro
è la vita che va, è la vita che va...


La vita lo sai bene
ti viene come viene, ma è fuoco nelle vene 

e viverla insieme
è un brivido, è una cura...

martedì 11 dicembre 2012

The walking dead...e i vicini di casa

Perchè piace tanto? Oltre le innumerevoli strategie di mercato, dico, cosa c'è di più sentito all'uomo che la lotta primitiva per la vita?
Vita VS.  Morte. Così, nuda e cruda, spogliata di ogni glassa e camicia di forza che la società impone.
Senza ghirigori e condimenti, superflui armadi e calzini nei cassetti, pub dei sabato sera, giri di soldi sempre non equi, condizioni su condizioni, imposizioni, lingue frenate, sorrisi falsi, confini che fanno finta di appiattirsi ma rimangono ben saldi.
Perchè è così. Purtroppo è sempre così.
Io vorrei vedere tutti, invece, a correre a perdifiato per salvarsi la pelle. Ad inventare strategie di sopravvivenza, a ricostruire qualcosa sopra le macerie...lo so che l'abbiamo già fatto, ma cazzo, non è servito a niente. E' dalla notte dei tempi che ci combattiamo, eppure ogni volta invece di sorgere con una nuova coscienza, abbiamo ricominciato a fagocitarci peggio di prima.
A volte vorrei che i Maya avessero ragione, cazzo. Se non fosse che resettare il sistema non serve a niente.
Ma io non mi metto tra gli eletti, eh. Anzi, il concetto di 'eletto' è troppo biblico ed errato, nel caso di un'apocalisse alla fine ce la fa chi resiste e si reinventa ogni giorno...comunque, prego per un'invasione di zombie prima di tutto per vedere sterminati i miei vicini del piano di sopra: come cazzo si fa, dico io, ad urlare come un'isterica, alla veneranda età di 40 anni, ad una bimbetta di 4 solo perchè si è sporcata per gioco? Ma dovreste sentire che frasi poi! " Ti sei sporcata tutta!!!!!!! E ora io devo pulire!!!!! E stai lontano da me, non ti voglio vedereeee!!! A casa non ci rimani più, domani vai a scuolaaa!!!!!"
Come provocare il rifiuto per la scuola nell'infante. Istruzioni per l'uso.
E qualcuno può spiegare a questa gallina che le macchie di pennarello non sono macchie di merda?

Ma morite tutti.



sabato 17 novembre 2012

The Stranger

Come un mezzo muro scrostato dai venti
o uno scheletro di lamiere roventi
in mezzo ad un campo.

Nonc'entrauncazzo.

martedì 13 novembre 2012

Come faccio ad uscire di casa con una mantide fuori alla porta?

Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, "panico, paura") indica un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi, limitare l'autonomia del soggetto, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.

(Wikipedia)

Io ho un'immensa paura di un animaletto.
Piccolino, sembra innocuo, ma a me fa venire gli occhi lucidi.
No, non è il ragno come la metà circa della popolazione mondiale.
Ma la mantide religiosa.
Allora, partiamo dal nome, che mi dà i brividi anche soltanto quello: MANTIDE RELIGIOSA.
Mantis, dal greco, profeta. Cioè è un essere che medita in silenzio al prossimo attacco da sferrarti. Con quelle zampone anteriori sempre semi unite, raccolte ad esaminare ed ordire stratagemmi di guerra, l'atteggiamento pensoso, da filosofo, di chi la sa sicuramente più lunga di te e complotta in segreto alla tua rovina.
Il piccolo profeta, è vestito da un'armatura verde acceso, sembra una foglia ma non lo è, si nasconde e spia immobile la tua prossima mossa. E intanto prega a mani giunte il suo Dio-Insetto-Gigante...la Sua Mantidona Divina che ha creato tutte le cose ed attraverso la quale si ha pieno accesso ai misteri della Verità.
RELIGIOSA. Nessun altro animale ha un tale appellativo. E' come un templare, un guerriero che prega e combatte le sue santissime guerre. E sa come uccidere e chi uccidere, sempre in silenzio, senza far rumore, che esso disturberebbe le sue preghiere.
E poi...quella testa. Quella testa triangolare su cui balenano spiritatissimi occhioni da alieno, che ti scrutano dentro e sanno per certo se meriti l'Inferno o il Paradiso, mentre le zampe giunte ti fanno capire: " Ehi, tu. Mi sto preparando. Il tempo dei Mantidoni è vicino e tu perirai con tutta la tua stirpe. Così è scritto."

Oggi rientrando in casa, ho trovato il piccolo profeta sulla soglia della porta. 
All'inizio pensavo fosse qualcosa come un filo, del cotone o un pezzo di carta...poi smuovendolo delicatamente con la punta della scarpa, ho visto con orrore che la cosa verde si muoveva. Ho notato il lungo corpo e le tipiche zampe lunghe. E sono rimasta per circa 5 minuti impalata davanti alla porta di casa senza sapere cosa fare.
Finchè con mano tremante, ho inserito la chiave nella toppa e ho spinto l'uscio, senza mai staccare gli occhi dalla mantidona che intanto cercava di entrare. E da lì, altri 5 minuti buoni con la porta di casa aperta, a fissare l'insetto killer che camminava lento, soppesando i movimenti e spostando le odiose zampe sottili verso la soglia.
Ok. Se non entro io, entra lei.
Quindi mi sono messa di profilo con le spalle attaccate allo stipite, mettendo quei tre passi più lunghi del mondo uno dietro l'altro, osservando le mosse del mio nemico che camminava vicino a me, con la barbara e malefica intenzione di entrare in casa.
Non guardare giù, non guardare giù.
Sembrava fossi sospesa su un precipizio, mentre un mostro marino attendeva di divorarmi per sacrificarmi al suo Dio, il Mantidone Divino.
Una volta entrata, ho chiamato mia sorella, che invece di aiutarmi ha sentenziato acida: "Uccidila." e se n'è andata, lasciandomi con la porta aperta e la mantidona che zompettava sull'uscio.
Ora mi salta addosso. E' finita.
Ho richiuso la porta lentamente.
Ora passa da sotto. Ora passa.
Ma no, non è passata, non è mica un moscerino, è una cosa pienotta di 7 cm buoni. Magari già col ventre pieno di uova e con la testa del marito nello stomaco. Ommioddio.
La mantide è così fottutamente femminista.
Ma mi sta sul cazzo lo stesso, come tutte le femministe estremiste.
E poi, cristosanto, come puoi staccare la testa a morsi del tuo compagno mentre vi state ancora accoppiando...dio, è la deformazione grottesca del concetto di maternità. La mantide è così materna che non esita a mangiare il suo maschio che le assicurerà le proteine necessarie e fondamentali per le uova.

E quella che ho lasciato fuori alla porta?
Merda. E' ancora là. 
E sa che la odio, è un profeta, è un indovino, c'era quando i Re Magi hanno seguito la stella cometa.
Me la farà pagare. Me lo sento.


venerdì 9 novembre 2012

A Novembre, la terra è dei morti


La sera è nera come il fondo di Novembre di terra bagnata.
Dove la pioggia è appena caduta. 
Urla, pianti, lacrime, porte sbattute, parole di sangue.
A Novembre, la terra è dei morti.
Al centro dei venti, si dice che sia tutto fermo.
Mica lo so, ma io resto immobile sul letto.
Troppe cose sono sbagliate.
Troppe cose non si vogliono capire.
Il mio odio dorme silenzioso.
Ma non se ne va, resta con me sul letto.
Due pezzi di ghiaccio nel freddo di Novembre.
A Novembre, la terra è dei morti.  
Fuori di qui, la gente si bacia.
La gente si accoppia e partorisce.
Ognuno formica nel suo buco di terra.
Fuori da qui c'è il rosso di vita.
Chi morirà, chi vincerà, chi se ne andrà?
Appassiremo nella terra di Novembre?
Finchè, poi, vedo sempre la piccola luna
tonda, di perla, che parla con la tua voce.
E allora inizio a credere
Che la terra non sia solo dei morti.
Neanche a Novembre.

 Ma come puo' accaderti questo?
Decolli a bordo del tuo letto
Stai tranquilla non e' niente
e' solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e' l'anima
Puo' anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e' un'altra storia
questo e' Hemingway 

(Negrita)

mercoledì 17 ottobre 2012

Uffa!

In certi periodi mi sta sulle palle il genere umano tutto, in altri le persone e in altri ancora, determinate persone. In questo momento odio la categoria dei 'finti timorati di Dio'. Ti sfiancano, ti frustrano, ti fanno avvizzire. Chi sono?
Esempio tratto dal falsissimo ambiente universitario (che è come un liceo o un istituto superiore in larga scala):

Il finto timorato: << Oddio, oddio che ansia, non so un cazzo, questo mi boccia me lo sento...>>
Io: << Ma no dai, non penso tu faccia scena muta, alla fine ti boccia solo se fai scena muta! >>
Il finto timorato: << No, no, non capisci io LO SO che mi boccia! Oddio sto male, la testa, la pancia, i brividi!!!! Non so niente! >>
Io: << Ma dai! Piuttosto mi spieghi 'sta cosa che non l'ho capita, se me la chiede (COME POI SUCCEDE) faccio scena muta! >>
Il finto timorato: << Ah questa? Sì allora, blablablablablablabla... capito no? >>

Morale della favola: male che va io me ne torno a casa, e il/la finto/a timorato/a prende 30 e lode. Sempre. Puntualmente. Per poi rivolgersi a te con stupide frasi di circostanza accompagnate da quel sorriso largo, molle e beato di chi se l'è vista brutta.
MAVVAFFANCULO.
Ho assistito a scene ridicole. Ho sentito di gente che (con la media del trenta, quindi presumo, consapevole delle proprie capacità) è scappata di casa il giorno prima dell'esame rifugiandosi nelle calde dimore di benevoli zii e pii parenti, di persone che si sono presentate a ripetizione ad ogni appello dello stesso esame per cercare di raccogliere coraggio. Io almeno se vado male lo so, (salvo stronzaggine immediata del professore al momento dell'esame, contro cui non vale niente perchè ha già deciso la tua bocciatura) e soprattutto non profetizzo falsi risultati in un folle giro di pensieri scaramantici pre-interrogazione.
Comunque... tutto questo perchè oggi ero veramente depressa a lezione, in quanto consapevole dell'immensa, immane, imperiosa sòla di questa laurea magistrale che sto affrontando, e mi sono sentita dire (sì, da una falsa timorata): << Ma dai ...tanto siamo tutti sulla stessa barca! >> Eh no, bella mia! Perchè sono sicura che per voi arriverà la nave giusto in tempo, mentre io morirò di stenti!


martedì 11 settembre 2012

Undici_Nove_Duemiladieci PART II - Manfredi di Sicilia

Seconda parte. Soffro un po' di sindrome bipolare quindi...mi viene da scrivere una seconda parte.
Anzi, mi viene da vomitare dell'altro però...boh. E' un malessere che non riesce a prendere corpo. Un mal di stomaco indefinito che si blocca in gola, vorrebbe uscire ma resta là accartocciato in un nodo di ferro.

BIONDO ERA E BELLO E DI GENTILE ASPETTO.
Lo diceva Dante, su Manfredi di Sicilia, morto giovane in battaglia...mi va di ricordare solo questo, adesso.
MORTO
GIOVANE
IN
BATTAGLIA.
Chi aveva lasciato? Una moglie, dei figli? Sì. Cinque figli venuti al mondo come conigli (no, non è Generale di De Gregori anche se lo sembra...del resto la guerra è sempre uguale in ogni epoca) e una moglie che poi morì in carcere in seguito alla sconfitta del marito.
Certo che è sempre strano trovare al sud persone dagli occhi chiari e capelli biondi, è bello vedere come siano il frutto di complessi miscugli generazionali che portano al Medioevo...agli Svevi, ai Normanni.
Un giorno però, quasi 750 anni dopo, Manfredi si ammalò di un male incurabile.
La storia si ripete, è così. Oggi sento questo strano misticismo fitto di numerologia e storia gravare in modo prepotente. C'è qualcosa che vibra nell'aria che non riesco a recepire.
Forse sono solo stanca.
Stanca della Regina Ingiustizia che ha rapito Manfredi di Campania due anni fa.