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domenica 25 agosto 2013

Hard sun




Voci assordanti dalla strada.
Bambini in bicicletta, sciame colorato di festività chiassosa ed ingenua.
Mamme roboanti, grasse e vocianti, in ciabatte e braccia molli di carne bruna.
E' quel palazzone decadente, scrostato, 
scheletro che ricovera famiglie disagiate di peruviani ed italiani 
di un Sud Italia che li ha rigettati 
come loro rigettano i propri figli sulla strada, 
che fa da alveare ad una qualche molle indolenza 
a me sconosciuta.

Volano parolacce, grida, risate, richiami.
Odio tutto questo.
Involucro segreto di carne, grasso, 
umori viscerali, voci umane simili a latrati, 
passaggio maledetto di esseri grondanti sudore, 
pulsioni, battiti, grettezze e bassezze, convinzioni ataviche.
Odio tutto questo. 
E' ciò che mi fa capire quanto loro siano partecipi della vita, 
come animali, come formiche 
che provvedono ai loro bisogni primari, 
come le vacche e le giumente,
dal grosso ventre rosa riposano all'ombra.
Voglio la polvere, che sia sabbia, che sia rossa, che sia sale:
 i fuochi di notte, il "qui" e l' "adesso".
E invece m'inclino, desisto, rimando
in vapori e sbuffi di inconsistenti considerazioni:
sono un puledro legato al palo della necessità,
imbrigliato dal tempo ad una casa-caserma,
ferrato a doveri e maledizioni, verticali discese
di false cause accidentali, mai naturali.

martedì 11 dicembre 2012

The walking dead...e i vicini di casa

Perchè piace tanto? Oltre le innumerevoli strategie di mercato, dico, cosa c'è di più sentito all'uomo che la lotta primitiva per la vita?
Vita VS.  Morte. Così, nuda e cruda, spogliata di ogni glassa e camicia di forza che la società impone.
Senza ghirigori e condimenti, superflui armadi e calzini nei cassetti, pub dei sabato sera, giri di soldi sempre non equi, condizioni su condizioni, imposizioni, lingue frenate, sorrisi falsi, confini che fanno finta di appiattirsi ma rimangono ben saldi.
Perchè è così. Purtroppo è sempre così.
Io vorrei vedere tutti, invece, a correre a perdifiato per salvarsi la pelle. Ad inventare strategie di sopravvivenza, a ricostruire qualcosa sopra le macerie...lo so che l'abbiamo già fatto, ma cazzo, non è servito a niente. E' dalla notte dei tempi che ci combattiamo, eppure ogni volta invece di sorgere con una nuova coscienza, abbiamo ricominciato a fagocitarci peggio di prima.
A volte vorrei che i Maya avessero ragione, cazzo. Se non fosse che resettare il sistema non serve a niente.
Ma io non mi metto tra gli eletti, eh. Anzi, il concetto di 'eletto' è troppo biblico ed errato, nel caso di un'apocalisse alla fine ce la fa chi resiste e si reinventa ogni giorno...comunque, prego per un'invasione di zombie prima di tutto per vedere sterminati i miei vicini del piano di sopra: come cazzo si fa, dico io, ad urlare come un'isterica, alla veneranda età di 40 anni, ad una bimbetta di 4 solo perchè si è sporcata per gioco? Ma dovreste sentire che frasi poi! " Ti sei sporcata tutta!!!!!!! E ora io devo pulire!!!!! E stai lontano da me, non ti voglio vedereeee!!! A casa non ci rimani più, domani vai a scuolaaa!!!!!"
Come provocare il rifiuto per la scuola nell'infante. Istruzioni per l'uso.
E qualcuno può spiegare a questa gallina che le macchie di pennarello non sono macchie di merda?

Ma morite tutti.



sabato 1 dicembre 2012

Agostino (Dietro ogni scemo c'è un villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.


Agostino è il matto del paese. Cammina tutto il giorno attraverso ogni via, d'estate sempre a petto nudo, con la pancia alcolica cadente e una bottiglia di birra ghiacciata tra le mani, e d'inverno coperto da pochi stracci, con i jeans perennemente consunti. Mi ricordo di lui da quando ho memoria, lo vedevo passare durante i giorni di festa dedicati alla Madonna locale, tra mille luci colorate, mentre parlava da solo, grattandosi i pochi capelli incollati di sudiciume e salutando con due parole confuse ogni persona che incontrava e che, una volta sorpassatolo, ne approfittava per ridacchiare e sbeffeggiarlo, oppure più apertamente dirgli due frasi senza senso senza sapere che sì, lui le capiva bene, così come capiva che era una scelta consapevole quella di farsi deridere.


E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto. 


S'inseguono molte dicerie sulla vita che conducesse prima, non so realmente dove si nasconda la verità, ma molti dicono che prima era una persona dotata di un'intelligenza fuori dalla norma.
Conosceva a memoria ogni strada per arrivare in qualsiasi luogo, era insomma un atlante geografico vivente, e ricordava date come nessun altro. Tutti concordano nel sottolineare la straordinaria memoria che lo contraddistingueva, di cui ancora conserva qualche traccia visto che tiene a mente i volti delle persone e si ricorda di loro anche a distanza di anni.


E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole. 


Si dice che viva in una catapecchia abbandonata, e che abbia due zie che ogni giorno gli preparano da mangiare. Poi va in giro come un cane abbandonato per tutto il giorno, parlando con se stesso sempre ad alta voce. Quando muore un abitante del luogo va pure in chiesa e partecipa al funerale. Mi è rimasto impresso ad un funerale in particolare: fissava addolorato la bara di legno chiaro mormorando qualche parola incomprensibile, e sembrava incredulo e stupefatto ragionando di come, a volte, la Morte possa essere così crudele.
Non si sa come da giovane sia impazzito: è stato anche rinchiuso in un manicomio dove ha subito maltrattamenti di ogni genere e dove, è stato anche violentato da un uomo. Sconvolto, è peggiorato negli anni e senza nessuna cura, e nessun aiuto, è diventato semplicemente il Matto del paese, lo Scemo del villaggio.


Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia". 

(Un matto - F. De Andrè)


Sicuramente non è lui che non capisce gli altri, ma il contrario.
Sicuramente il giorno in cui morirà, magari da solo come è sempre vissuto, ci saranno le solite frasi da paese, dette per riempire l'aria e per scuotere l'anima dal grigio torpore in cui dormono spesso quei pochi tetti di campagna. Solo che quando se ne andrà, porterà con lui l'eterno ed inafferabile segreto di una Verità lucente come il sole, che gli altri affannosamente inseguono per tutta una vita. A lui è bastato solo parlarne con se stesso, all'ombra dei lampioni vestiti a festa d'agosto e al freddo delle panchine scrostate della piazza buia di novembre.

martedì 27 novembre 2012

Pensiero del giorno

Preferisco fare prima la formica, e la cicala dopo.
Preferisco adesso solo immaginare e dopo creare.
Preferisco appollaiarmi sul ramo del mondo adesso, e guardare i topi che corrono impazziti sotto di me, sotto la falce di luna che taglia il cielo invernale.
Preferisco studiare la preda ed aspettarla, piuttosto che gettarmici con esito scarso ed incerto adesso.
Preferisco separare prima il buio dalla luce, e l'acqua dalla terra, chè altrimenti non avrei esseri viventi da deporre nel mio giardino.

Non sono metodica, non sono ordinata, non sono pignola.
Mi affanno per stare nel mezzo, chè si sa, in medio stat virtus.
Solo, non voglio nulla di scontato, niente di regalato, come spesso vedo che succede ai più..."fortunati"? Dipende dall'ottica. Adesso, ma dopo? Eterni bambocci.
I no di ora, sono la mia tempra.

Preferisco un fallimento alle mie condizioni
 che un successo alle condizioni altrui.
(T. Waits)



martedì 13 novembre 2012

Come faccio ad uscire di casa con una mantide fuori alla porta?

Il termine fobia (dal greco φόβος, phóbos, "panico, paura") indica un'irrazionale e persistente paura e repulsione di certe situazioni, oggetti, attività, animali o persone, che può, nei casi più gravi, limitare l'autonomia del soggetto, ma che non rappresenta un reale pericolo per la persona.

(Wikipedia)

Io ho un'immensa paura di un animaletto.
Piccolino, sembra innocuo, ma a me fa venire gli occhi lucidi.
No, non è il ragno come la metà circa della popolazione mondiale.
Ma la mantide religiosa.
Allora, partiamo dal nome, che mi dà i brividi anche soltanto quello: MANTIDE RELIGIOSA.
Mantis, dal greco, profeta. Cioè è un essere che medita in silenzio al prossimo attacco da sferrarti. Con quelle zampone anteriori sempre semi unite, raccolte ad esaminare ed ordire stratagemmi di guerra, l'atteggiamento pensoso, da filosofo, di chi la sa sicuramente più lunga di te e complotta in segreto alla tua rovina.
Il piccolo profeta, è vestito da un'armatura verde acceso, sembra una foglia ma non lo è, si nasconde e spia immobile la tua prossima mossa. E intanto prega a mani giunte il suo Dio-Insetto-Gigante...la Sua Mantidona Divina che ha creato tutte le cose ed attraverso la quale si ha pieno accesso ai misteri della Verità.
RELIGIOSA. Nessun altro animale ha un tale appellativo. E' come un templare, un guerriero che prega e combatte le sue santissime guerre. E sa come uccidere e chi uccidere, sempre in silenzio, senza far rumore, che esso disturberebbe le sue preghiere.
E poi...quella testa. Quella testa triangolare su cui balenano spiritatissimi occhioni da alieno, che ti scrutano dentro e sanno per certo se meriti l'Inferno o il Paradiso, mentre le zampe giunte ti fanno capire: " Ehi, tu. Mi sto preparando. Il tempo dei Mantidoni è vicino e tu perirai con tutta la tua stirpe. Così è scritto."

Oggi rientrando in casa, ho trovato il piccolo profeta sulla soglia della porta. 
All'inizio pensavo fosse qualcosa come un filo, del cotone o un pezzo di carta...poi smuovendolo delicatamente con la punta della scarpa, ho visto con orrore che la cosa verde si muoveva. Ho notato il lungo corpo e le tipiche zampe lunghe. E sono rimasta per circa 5 minuti impalata davanti alla porta di casa senza sapere cosa fare.
Finchè con mano tremante, ho inserito la chiave nella toppa e ho spinto l'uscio, senza mai staccare gli occhi dalla mantidona che intanto cercava di entrare. E da lì, altri 5 minuti buoni con la porta di casa aperta, a fissare l'insetto killer che camminava lento, soppesando i movimenti e spostando le odiose zampe sottili verso la soglia.
Ok. Se non entro io, entra lei.
Quindi mi sono messa di profilo con le spalle attaccate allo stipite, mettendo quei tre passi più lunghi del mondo uno dietro l'altro, osservando le mosse del mio nemico che camminava vicino a me, con la barbara e malefica intenzione di entrare in casa.
Non guardare giù, non guardare giù.
Sembrava fossi sospesa su un precipizio, mentre un mostro marino attendeva di divorarmi per sacrificarmi al suo Dio, il Mantidone Divino.
Una volta entrata, ho chiamato mia sorella, che invece di aiutarmi ha sentenziato acida: "Uccidila." e se n'è andata, lasciandomi con la porta aperta e la mantidona che zompettava sull'uscio.
Ora mi salta addosso. E' finita.
Ho richiuso la porta lentamente.
Ora passa da sotto. Ora passa.
Ma no, non è passata, non è mica un moscerino, è una cosa pienotta di 7 cm buoni. Magari già col ventre pieno di uova e con la testa del marito nello stomaco. Ommioddio.
La mantide è così fottutamente femminista.
Ma mi sta sul cazzo lo stesso, come tutte le femministe estremiste.
E poi, cristosanto, come puoi staccare la testa a morsi del tuo compagno mentre vi state ancora accoppiando...dio, è la deformazione grottesca del concetto di maternità. La mantide è così materna che non esita a mangiare il suo maschio che le assicurerà le proteine necessarie e fondamentali per le uova.

E quella che ho lasciato fuori alla porta?
Merda. E' ancora là. 
E sa che la odio, è un profeta, è un indovino, c'era quando i Re Magi hanno seguito la stella cometa.
Me la farà pagare. Me lo sento.


giovedì 25 ottobre 2012

Patetismo sociologico andante (ma non sono mica misogina!)



Porca miseria!
Il 90% dei blog posseduti da donne (senza contare i canali su YouTube) snocciola trattazioni di TRUCCO, MODA e CAPELLI!
Per non parlare dei temi sulla gravidanza. Cazzo, non è possibile questa strumentalizzazione dell'atto procreativo! E' una cosa animale, naturale, ormonale, istintuale, BAS-TA!

Ok. Ammetto che sulla frivolezza femminile, a volte gli uomini hanno ragione.
Cos'è, o si punta su argomenti derivanti dai caratteri sessuali secondari, o su recensioni di vestiti (sempre derivanti dalla medesima sostanza)?
Ci sono altri modi per esplicitare la femminilità, cazzo, dov'è che la 'passione' per un "hobby" sconfina e diventa pura esibizione (come il pavone che fa la ruota, per intenderci) di una malcelata smania di far sentire la propria differenza sessuale attraverso mezzi e strumenti e non attraverso un fine? E non è la stessa cosa di un uomo che parla, per esempio, solo di automobili: esse sono simbolo di uno status sociale e non di una connotazione sessuale, tant'è vero che non esistono auto per uomini ed auto per donne. Forse che il maschio preferisce palesarsi attraverso simboli che rappresentino la propria posizione sociale, più che la sua virilità, e la donna rimarca sempre e solo su attributi ornamentali che invece evidenzino la propria femminilità? Può darsi, visto che se un tipo che parla di moto o calcio (anche questo è uno sport prettamente maschile, ma non esclude che sia anche femminile) sia "macho", mentre se predilige argomenti incentrati su vestiti, creme e dopobarba sia...gay. (Poi oggi, vabbè...col modello-tronista ci sarebbe da aprire una lunga parentesi).
Comunque io ritengo più intelligente e naturale ciò che fa l'uomo, se vogliamo, fin dalla preistoria, piuttosto che la continua ridondanza della donna a manifestare, esemplificare e simboleggiare sè stessa (attenzione: l'individualità coincide con la sessualità, è tristissimo! I pensieri non hanno più anima ma connotazione sessuale!) attraverso una cornice di oggetti e situazioni stagnanti.

Ma alla fine io...
Sarò anche malinconica,
riservata,
mite,
sognatrice,
pensierosa,
di poche parole,
di ancor meno scenate, 
tra le nuvole,
con propensione innata alla tragedia,
tranquilla all'apparenza,
coi maremoti interiori,
ma con una grande resistenza,
forse anche troppo complessata ...

... non sarò in grado di abbinare due colori, non so che significa "ton sur ton", "plissè", gli unici "colori sorbetto" che mi vengono in mente sono quelli dei gelati, ma cazzo RINGRAZIO DIO, DI ESSERE COME SONO.

sabato 29 settembre 2012

Vento del deserto (radiazioni pericolose)














Vento del deserto
che soffi fino a qua
nelle strade e sulle macchine
negli angoli dei lampioni
sui mattoni rossi delle case
sulle giornate perse e gli amici andati.
Vento caldo della sabbia
che soffi fino a qua
soffia su questi ricordi
spargili come granelli
che si posano sui mantelli dei Tuareg
sui loro turbanti blu
nel fuoco del deserto.
Vento rosso e arido
ma che cresci fino a qua
soffia via quel tempo
in cui siamo esistiti
in cui abbiamo fatto rumore
soffia via il suono di quell'amore,
i pensieri scombinati,
le campanelle di scuola,
la musica come una casa,
i passi veloci e i cuori in gola.
Vento arso dal sole
soffia ora su di me
soffia sulla notte
e spazza via le stelle
che suonano con le luci della sera
compagne di chiarore, 
bagliore e splendore
voci fulgide nei cerchi 
di risate e di cazzate 
chiuse nei "Ti ricordi?" 
gelose di ogni memoria
strette in radiazioni di amicizia
radiazioni pericolose.


Compagno di scuola
Compagno di... niente.

giovedì 20 settembre 2012

Io, robot

A sette anni mia nonna mi chiese: "Sei contenta che mamma e papà ti hanno comprato una sorellina?"
Peccato che io sapevo già che i bambini non venivano comprati nè si trovavano sotto ai cavoli... certo ero all'oscuro dei dettagli, ma la storiella del "semino del papà" che incontra "quello della mamma" (qualcosa di simile all'ape e il fiore), l'avevo già imparata.
Insomma, da che mondo è mondo, i bambini non si comprano ma si fanno.
Invece no, per tremila euro e qualcosa in più, attraverso il Social Freezing ecco che hai comprato il tuo bebè.
In pratica tu donna in carriera, o donna single, o donna senza un euro per mantenere un'eventuale prole ma con una gran voglia di una maternità futura, puoi scegliere di congelare il tuo ovocita prima dei trentacinque anni per poi poterlo usare più in là, quando sarai pronta per un figlio, anche a quaranta o cinquant'anni...tranquilla, non c'è fretta, quando troverai l'amore, o il lavoro, o la casa e i soldi e ti avranno promossa a dirigente di azienda! Ah, e sappi che se lo fai a vent'anni, le possibilità di rimanere poi incinta quando ne avrai quaranta aumenteranno del 50%! Dai su, scuole medie, liceo e zàcchete, dopo il diploma subito subito ti congeli 'sto bell'ovocita che non si sa mai...metti che poi tra trent'anni ti viene voglia di fare un figlio come si fa? E mica puoi restare senza figli così...poi sei una donna a metà, l'essere madre ti completa, è una cosa naturale, tutto si riproduce...se anche il tuo compagno poi li vorrà pensa che frustrazione, sarai come una terra sterile mioddio!

Ma dico, stiamo scherzando?
A parte il fatto che c'è un concetto base che viene sempre tralasciato: la donna PUO' essere madre, ma NON DEVE esserlo per forza. Almeno, non tanto da ridursi a una macchina-sforna-ovociti che verranno pagati più di tremila euro per essere congelati ed usati al momento opportuno.
La vita è una partita, si sceglie in un preciso momento di giocare una carta invece che un'altra, non si possono forzare le regole biologiche per tornare indietro nel tempo ed usare una carta che, scelte, decisioni, casualità o destino, hanno messo volontariamente o involontariamente da parte.
E il discorso vale pure per la donna nel precariato che rimanda magari una gravidanza perchè "coi tempi che corrono oggi"...ma cosa? ma quali tempi? Ma porca miseria, i nostri bisnonni hanno fatto l'amore beatamente e fatto figli in condizioni economiche da schifo, con sì e no un pezzo di terra da zappare o immigrati in terra straniera con un posto da operaio. E le donne che hanno partorito sotto le bombe, allora? Chi s'è amato durante le guerre ha forse congelato gli ovociti?
Ah no, che dico...quelle donne che hanno dato alla luce figli in periodi storicamente bui, poi hanno dovuti crescerli col sacrificio. E oggi questo non è più contemplato. E' out.
Rimando a domani quello che biologicamente è giusto che faccia adesso. Così magari posso comprare a mio figlio la Playstation 3 e lo segno alla scuola privata. Poi chi se ne frega se sembrerò sua nonna...due ritocchi col botulino (tanto avrò i soldi pure per quello) et voilà...meglio di Madonna.

Non è che sia contraria a pratiche come fecondazione assistita, provette, uteri in affitto o roba del genere...è giusto che la sterilità vada curata, è giusto che una donna/uomo possa tentare il tutto per tutto per sopperire a questa mancanza: è una cosa che fai sul momento sull'onda del desiderio della maternità. Ma pensare deliberatamente di programmare il proprio corpo come un PC, questo no, questo è assurdo, è come resuscitare i morti, è contro natura. Un conto è la conservazione delle staminali a scopo curativo, ma il congelamento degli ovociti per scopi lucrativi ed egoistici è disumano.
Appello: donne in età fertile, se col vostro compagno (unico requisito: un rapporto stabile, è peggio far crescere un figlio nel precariato affettivo che in quello economico) volete/potete fare un bambino, fate sesso e FATELO! Non c'è un momento che sia più giusto di questo: la giovinezza, la pienezza della vita, l'apice della maturità sessuale e un amore reale, sincero e consapevole su cui basare l'arrivo di un neonato.
Al bando carriera, lavoro, soldi e tutta la merda di cui ci abbevera la società.
Non è vero che esiste una "terza giovinezza" che legittima azioni insulse di cinquantenni che palesano la perdita delle proprie inibizioni attraverso l'uso grottesco del sesso e della maternità. A venti anni sei giovane, sei un ragazzo, a trenta sei ormai adulto, hai la responsabilità di un uomo, a quaranta sei maturo e a cinquanta cominci ad invecchiare.
La natura ci impone ancora i ritmi delle stagioni, che lo vogliate o no. 
La maternità/paternità sono solo cambiamenti di stato in ogni individuo: ad ognuno la responsabilità per la cura della prole, e soprattutto, la capacità e la maturità (che non sono un fatto di età, ma nascono con la consapevolezza del nuovo ruolo genitoriale) di saperne tirare fuori il lato migliore, plasmando ogni situazione in funzione del nucleo familiare. L'umanità ci è riuscita da sempre, con la peste, le carestie, le guerre e le bombe, si è piegata al proprio bioritmo. Se ogni essere umano avesse questa cognizione, capirebbe che il Social Freezing è robotica. Robotica umana.

              Science has failed our world
              Science has failed our Mother Earth.
              Spirit-moves-through-all-things
              Spirit-moves-through-all-things


P.S.  Non sono medico, scienziato nè ricercatore. Chiedo scusa per i miei limiti, ma ancora devo capire perchè abbiamo permesso a donne di sessant'anni di avere figli e perchè invece lasciamo che diciottenni e ventenni muoiano ancora di cancro. Comincio a pensare male.

martedì 17 luglio 2012

Mother - Part II

Mia madre legge libri di pedagogia, psicologia e la Bibbia.
La sua testa è il suo cielo, e il cielo vero, azzurro,  fuori dalla finestra, lei lo guarda con gli occhi di Dio. Lei è il suo Dio. Infallibile. Giusto. Equo.

Sia io che mia sorella, ormai la guardiamo mentre si affaccia dalle nubi e predica diluvi, terremoti ed alluvioni che presto sconvolgeranno le nostre vite. Ci impone la sua moderazione come un bimbo che costruisce con i legnetti il recinto alla sua formica.
Mia sorella è un vulcano di capelli ricci e scuri, si arrabbia, si alza e se ne va in camera sua.
Stasera abbiamo camminato sotto casa e per la prima volta, ho sentito lo stesso mio malessere, lo stesso disagio, la stessa frustrazione convertita in durezza, che in me diventa maremoto di emozioni indefinite, e in lei ghiaccio radicato che non guarda in faccia a nessuno.
Io tengo dentro, lei butta fuori.
Mia madre dice che io non sarò una buona madre: ma i fatti dimostrano il contrario.
Ho riconciliato un amore sepolto sotto la terra, mediato i toni, costruito i ponti, regolato le bussole...sì, ho saputo farlo perchè mi sono sentita di farlo. 
E tu, che cosa hai fatto? Il mio istinto che tanto condanni, ha sempre la meglio. La ragione che tanto servi, e di cui ti senti fiera sostenitrice, chiusa nell'interpretazione sbagliata del tuo  sterile pseudo-femminismo, ti sta conducendo alla rovina.
Ma visto che prendi per cielo la tua testa, non lo sai e ti va bene così. Perchè è un mondo super.

Hush now, baby, baby, don't you cry
Momma's gonna make all of your nightmares come true
Momma's gonna put all of her fears into you...

giovedì 5 luglio 2012

Minosse, Mosè e Caronte


Ok.
Già io sto cercando di impilare nel mio cervello queste cazzo di sterili LISTE di grammatiche e dizionari, (DELI, GRADIT, GDLI, QUIQUOQUA, HFBVKDFH, DFBEIBVEIBVLERBVLER!!!!!) come un notaio, un impiegatuccio della lingua, (niente contro i notai...ho usato il nome più come qualificativo) secondo questo INUTILE programma per l'esame di Storia della Lingua Italiana...IN PIU' entra mio padre che tuona peggio di Mosè scazzato perchè s'è incollato i Dieci Comandamenti dal monte Sinai: "Lo sai chi arriva adesso fino a fine luglio??? MINOSSE!!!!".
Oh Gesùcristo. 
No. Non lo sapevo proprio.
Giuro che non stavo adorando il Vitello d'Oro, al massimo lo farò a buon diritto dopo gli esami...ma non erano meglio Irene o Katrina, (e che s'incazzino le femministe) i classici nomi di donna americani a cicloni, anticicloni e uragani invece che Caronte, Minosse e tutto l'inferno dantesco?
Io già mi sento come S. Sebastiano trafitto dalle frecce...ci si mette pure Caronte che ti traghetta quando sei schiattato per il caldo e Minosse che ti sceglie la pena da scontare.
Ah Mino', almeno mandami al fresco: un bagnetto nel Cocito ghiacciato me lo faccio volentieri.

sabato 2 giugno 2012

I remember...

Giugno.
L'aria entra piano dalla finestra, improvvisa, mai annunciata e ristora per la freschezza ancora non soffocata dall'estate di fuoco.
I libri sulla scrivania di legno scuro ci sono ma non sono gli stessi, le foto disordinate sono sparite, i pantaloncini blu, tagliati al ginocchio sono ormai confinati nell'armadio per venire usati solo in caso di "lavori in giardino" o "bagno al cane", le scarpe da ginnastica sono vecchie, vecchissime, scucite, ma ancora resistono agli asfalti, impavide come gomme usurate di una  fangosa jeep.
Eppure più o meno, io resto io ancora in versione liceale. Faccio solo più caso ad abbinare i colori, quello sì.

Sera prima della maturità. Giugno 2007.
Livia è venuta a prendermi per andare con il resto della classe a mangiare un gelato, qui  nei dintorni.
Ci sono quasi tutti nel parcheggio di Villa Sciarra, grande, blu notte e azzurra, presente, monolitica e silente come la luna, una Dea Madre immersa nella dolce quiete estiva.
Davide accende lo stereo della sua macchina: ci eravamo promessi di fare una cosa rituale e scaramantica, cantare tutti insieme Notte prima degli esami (quando ancora la canzone era più famosa del film di Brizzi), stretti in un grande cerchio.
Ci sono tanti visi confusi, spaesati.

C'era tanta gente prima, c'erano tante foto.
C'era un male covato di soppiatto, un cancro pronto ad esplodere, una piccola bomba innescata.
C'erano tanti sorrisi, tante strette di mano pronte a tramutarsi in spintoni per la lotta alla sopravvivenza.
Cosa è rimasto? Un paio di Converse sbiadite.

Compleanno mio. Marzo 2003.
Sono stata male in questi mesi. A quindici anni ho capito che la boccia di vetro in cui vivo, tana scavata nel mio studio bianco, che affaccia come una torretta di guardia su Viale san Nilo, tappezzata di poster del Signore Degli Anelli, elfi e fate, Medioevo fantasy e musica celtica per l'aria, è una boiata immensa. E' un punto indefinito di cristallo che mi toglie dalla realtà, confortevolmente ed amorevolmente. Poi esce fuori un'autogestione a scuola in cui mi butto a fare il servizio d'ordine, e capisco che l'unica cosa da mettere in ordine sono io.
Ma in classe oggi, mi porgono una bustona in carta bianca, contenente la mitica maglietta rosa con la scritta "Fatima travel agency" e una madonna fumettosa che recita: "My son is fantastic!". Sono piccole cose, che ti fanno capire che forse, non sei poi tanto indefinito come punto.

Certo che è bastato poco per uscire di scena. Sono serviti i primi fardelli pesanti e le vere croci da portare, per scappare lontano. 
Cosa è rimasto? Indici puntati contro e la cacciata del capro espiatorio della vostra ipocrisia.
E un ponte crollato, frasi sospese e giudizi inappellabili.

11 settembre 2010.
La terra trema imperiosa, come la voce di Dickinson in Jerusalem.
Ed anche il cielo con la terra, i mari e tutto l'universo. Voglio che si scardinino le case ed i palazzi ed arrivi un diluvio a sommergere tutto, alberi, cose e persone. Tutta l'umanità che nuota in un oceano di lacrime e che nuotando piange, e piange ancora e si scioglie nell'acqua salata. Le stelle cadono e mi brucia il petto, c'è un terremoto di arterie dentro di me, arrivo al fondo e poi risalgo attraverso il sangue, vado giù ancora e riemergo, giù e su, su e giù, in un'eterna lotta contro il mio respiro che sento aggrovigliarsi in gola, come in un intreccio spasmodico di serpenti ammassati tra loro. Io respiro ancora, ma mi raggomitolo qui, in un angolo di corridoio del Policlinico Gemelli e piango. Lasciatemi qui, a diventare muro bianco.
Let it rain,
lei it rain
wash the scales from my eyes...

La bomba è esplosa, il male covato si è rivelato come un dragone rosso uscito da un vulcano nero, di scaglie dure e lingua stretta, che alita fiamme ovunque.
Gli attori, le maschere, le facce, le chiacchiere, le risate, i sussurri, i colori stonati e sfumati, sono tutti usciti di scena, è c'è un unico faro piantato su di me. E un tempo per il mio lungo monologo. 

venerdì 18 maggio 2012

A bad day... (tutto da venire)

Oggi mi rode maledettamente.
E col fatto che sono solo le dieci di mattina, o me la faccio passare o rischio di farmi mandare a quel paese.
Notte di merda, sogno di merda e puntuale mal di testa del buongiorno.
Sono intollerante al massimo, mi sta dando fastidio pure il mio cane.
Ma io mi chiedo: perchè ho sempre centellinato il tempo che mi è stato dedicato dagli altri, soppesandolo come oro colato e rara attenzione che mi veniva rivolta, con in testa il silenzioso frullare del battito d'ali della solita domanda..."Ah, è per me questo tempo? E' mio questo momento? Grazie!".
Anche nel più stupido discorso, lascio che siano gli altri a svuotare il loro sacco di "guai" (e vaffanculo, ognuno si vede sempre schiacciato dalla propria croce...ognuno si sente unico e raro...ma che razza di branco di superuomini e superdonne narcisisti del cazzo!!!!!!), mi faccio uditrice dei loro problemi, fino a sentirmi sempre dire: "Ah, con te si parla proprio bene!".
Si parla? E quando mai io ho parlato?
La verità è che forse non m'interessa proprio parlare.
La verità è che ho un grado di socievolezza pari allo zero e oggi vi sbatterei tutti in un campo di concentramento.

mercoledì 28 marzo 2012

Appunti pomeridiani (ma scritti di sera)


Giorni di sole che scotta, nel parco giochi con scivoli e altalene smaltate di rosso. Mamme giovani e mamme anziane, babysitter, nonni e passanti. Piccolo parco borghese, tranquillo, a due passi da casa, sicuro, territoriale, con un cancello ampio all'entrata sempre chiuso, che quando si apre tutti si girano a guardare lo straniero che entra nel villaggio di grottaferratesi coi soldi, la Mini e le Prada. I bambini sono piccoli demonietti che corrono a destra e sinistra, strillano, rispondono male, piangono, litigano e tirano sassi. I cani non possono entrare, lo dice il cartello attaccato al cancello, ma una tipa bionda con la coda alta, occhiali da sole, tuta e sneakers, arriva con due chihuahua che suscitano subito l'entusiasmo di mamme e bambini. Una donna un po' mulatta, esile, graziosa, con i capelli ricci, forse un misto tra sangue colombiano e brasiliano, le si avvicina piano dicendo: "Tamara?". La bionda barbie si volta: "Oooh...ciao! Ma dai, anche tu qui? Ma questa bambina poi? Nooo...è tua figlia? Non mi dire! Oddio che bella...sìsì, anche io sono sposata...ho anche due figlie; Mia e Meredith!" e ride indicando le due minuscole cagnette che tiene in braccio. L'altra sorride di rimando e stringe la mano alla figlia riccia come lei ma bionda, e aggiunge con fare accorato: "Ma dai, non puoi capire, un figlio ti cambia proprio la vita...altri orari, altri ritmi, gli dai da mangiare ogni 3 ore all'inizio...e poi -aggiunge maliziosa- c'è un nuovo modo anche di vivere la coppia, eh!". Io mi guardo queste allegre comari con gli occhi socchiusi, mezza sbilenca sulla panchina di legno, ogni tanto mi giro a guardare Flaminia di 3 anni che è da 40 minuti che dondola sull'altalena, (sembra un canarino impagliato, ma meglio così che starle a correre dietro con questo caldo già troppo estivo) finchè non richiama la mia attenzione un ragazzino peruviano a mezze maniche in bicicletta, che strilla ad una bambinetta smilza e bionda: "Ahò, Caterina, ma Tommaso?" e lei: "Uffaaaa!!! E' a calcio! Sempre co' 'sto Tommaso!" e l'altro rimettendosi già in sella: "Ma è regolare, è un maschio!". Sorrido mentalmente e mi alzo traballante, avvicinandomi alla zona altalene dove i ragazzini fanno a gara a volare più in alto. Un tipetto biondo, rasato e con le guance infuocate, - un piccolo naziskin- protesta a voce alta contro Flaminia perchè vuole assolutamente salire sull'altalena sulla base dell' "l'ho vista prima io!"...la bimbetta dal canto suo, lo guarda impassibile mentre dondola silenziosa, avanti e indietro da bravo canarino impagliato. Io non intervengo, la situazione è tranquilla e il piccolo naziskin sferra indispettito un calcio ai brecciolini.
Dopo 10 minuti torna correndo, e, trafelato, urla alla sorellina sull'altalena di fianco: "Lo sai che tanto io ho un nuovo amico? Sta lì, sta giocando col trenino! Io ho un nuovo amico, hai capito? Ho un nuovo amico!" e la ragazzina mentre oscilla al vento: "Embè? Io pure, è lei!" dice, indicando Flaminia che per tutta risposta si gira dall'altra parte, assecondando il vento che le scompiglia il caschetto. Il ragazzino si ferma un secondo, guarda Flaminia, e sentenzia: "Embè...tanto è più bello lui!" e saltellando torna allo scivolo verso l'amichetto.
Il cielo è troppo laccato e il sole mi brucia il dorso delle mani. Ripenso alla barbie con i chihuahua in braccio. Magari dopo quel discorso con la brunetta colombiana, stanca di Prada e cagnolini alla Paris Hilton, ha deciso -perchè no- di procedere all'acquisto di un figlio. In fondo mangerebbe ogni 3 ore come i suoi chihuahua.

venerdì 9 marzo 2012

La ballata di A.

Nessuno ti salverà. Neanche tu salverai te stessa. E' così, a nessuno importa se non importa a te. E' un binario senza stazione o una stazione senza binario, forse la seconda.
Vedi le partenze e gli arrivi, ma il tuo treno non arriverà mai.
Perchè è così e basta. A nessuno frega niente, tutti hanno il loro treno sotto al culo.
A tua madre importa soltanto della scuola, dei progetti, le manifestazioni, le programmazioni e di tua nonna, le fa il bagno. E' disgustoso, io odio i vecchi. E basta, io dico quello che odio, non posso sempre avvelenare me stessa mettendomi a tacere con la bacchetta della coscienza, non è salutare cazzo, no, no, no.
Vaffanculo.
Vaffanculo, vaffanculo.
I giovani muoiono e i vecchi no. Io odio i vecchi.
Tutto è sempre un problema gigante e io ho sempre le mani fredde.
E mangio, giuro che mangio, ma sarà il sangue che è freddo.
Sono un animale a sangue freddo.
Un rettile viscido che s'immerge in acqua e sparisce. Dove va, nessuno lo sa. E guardo i film dove tutti sono felici e io sono qua a credere che la mia camera sia la mia casa, ma non è così, io vivo sotto una stazione o dentro un aereoporto e dagli altoparlanti Peter Gabriel canta, ma non mi aiuta.
E io sbaglio a fare cose, non va bene quello che faccio, e allora arredo la mia cella con gli specchi e i poster, ma no, l'ho riempita troppo, così dice mia madre, pensa che io sia matta, ma a me piace perchè mi sembra un piccolo bazar e mi mette allegria, sembra un posto nascosto nel cavo di un albero.
E tutto è sempre un dramma, e allora per consolarmi, quando studio, cerco qualcosa che mi possa appartenere, e mi ricordo Auerbach che dice che l'uomo non può pretendere di smettere di stare in tensione emotiva, perchè lo stesso Gesù Cristo è vissuto nella tensione.
Allora sì, mi dico, riuscirò, ce la farò, anche se l'inferriata di questa finestra sa cantare, e dice:

Quando hanno aperto la cella
era già tardi perché
con una corda al collo
freddo pendeva Miché...
Stanotte Miché
s'è impiccato ad un chiodo perché
non voleva restare vent'anni in prigione
lontano da te...


Bella questa canzone, magari alla fine Michè ha incontrato Marinella e adesso sono felici.
Ho scritto come se avessi scritto sul pavimento del mio bazar: domani ci cammino sopra e si scolorisce tutto.
Domani.

domenica 4 dicembre 2011

No Time, no Space...

Stanca e stufa marcia della generazione di "adulti" alti come muri invalicabili, duri come il travertino, avversi ad ogni confronto che possa anche solo provare a smussare di un millimetro le chilometriche irregolarità del loro carattere.


Cos'è che vi indurisce, LIMORTACCIVOSTRA, voi che avete avuto 20 anni negli anni '80, rilassatezza economica, Tv domestica e a colori, Italia campione del mondo, i migliori film, il muretto sotto casa, la pizza del sabato senza rischio di incidenti d'auto e il posto di lavoro assicurato...spocchiosi e alteri come quelli che hanno fatto la guerra, ma a voi manco quella è toccata! Cosa vi ha turbato, Chernobyl, l'attentato a Giovanni Paolo II o la morte di Bob Marley?


Sì, io a 23 anni e mezzo, so per certo di mettervi a tacere in un batter d'occhio, che le vostre sentenze da guru non mi hanno mai fatto effetto, di alto contenuto morale pari a colui che dice, con la sigaretta tra le dita, che fumare fa male!


Il vostro "Senno del Poi", o miei adulti venerandi, mettetevelo da un'altra parte, che la vita si costruisce a 20 anni, come a 30 e come a 40 o a 50!


Cosa sapete dei giovani d'oggi, come fate a sputare sentenze velenose degne della prima comare di paese affacciata alla finestra il giorno della Madonna Assunta in Cielo?


La verità invece è che alla fine, ognuno ha quel che si merita...e noi che nasciamo dal letame della disoccupazione, dalle pasticche di antidepressivi, dall'olezzo del precariato, da giri marci di amicizie sbagliate e sgangherati valori morali, avremo di certo maggiore soddisfazione nell'emergere, alla soglia dei 50 anni, da questo girotondo infernale di insicurezze, mentre voi, godetevi la vostra "maturità" adesso, dall'alto della vostra torre di dolciumi e caramelle, che rovinerà presto a terra perchè priva di ogni sangue e sudore, godetevi le vostre mediatiche vittorie al plasma, che della colorata dance degli anni '80 non rimarrà che un ricordo.


Sì, ho fatto di tutta l'erba un fascio, preciso che ci sono eccezioni, naturalmente.


Ma sono rare come trovare un buon cattolico, che prima di andare la domenica in chiesa, è innanzitutto un cristiano.


Ma stasera vi mando tutti a quel paese, pecore e lupi, coinvolti e non, democristiani e comunisti, servi e padroni, impiegati statali e liberi professionisti...vaffanculo a voi, Vamos a la Playa, i Duran Duran, la Thatcher, Gianni Agnelli, gli yuppies e i compact-disc!

mercoledì 2 novembre 2011

All Hallows Day




Mi chiedevo perchè da una decina d'anni a questa parte, c'è stato un tripudio ed una glorificazione della festività di Halloween, oltretutto (e per forza di cose, perchè d'importazione anglosassone) scevra di ogni significato storico e culturale.
Peccato per questo, perchè dietro alle orde di ragazzini esaltati c'è un interessante retroterra formativo...ma ok, ci vuole un pizzico di sforzo intellettuale in più a cui la voce da transessuale della De Filippi e le puntate di
Amici
ci hanno disabituato.
Forse che noi italiani ci sentiamo morire se veniamo privati del
panem et circenses
quotidiano? Sì, è così: dalla fine dell'estate, in cui più o meno l'italica specie è ancora cullata dal tepore settembrino, dai dorati raggi mediterranei di giorno e dalle luci notturne di pub e disco-beach arginanti i plumbei rigori invernali; fino alle intermittenze dello scintillante dicembre delle lucine natalizie, passa fin troppo tempo! Mica ci facciamo assorbire dall'autunno così, senza mercificarci neanche un pochino, senza spendere un eurino per un dentino di plastica da vampirello idiota? Ennò, suvvia, siamo italiani!

E poi vuoi metterci quella bella e sana dose di necrofilia che ci ha cresciuto a eroici suicidi di consoli ed imperatori, pestilenze che dimezzano popolazioni, sepolcri foscoliani, continue lagne coronate da quel
memento mori
(perchè uomo, che te sei messo 'n testa, polvere sei e polverei ritornerai, nùn te lo scordà te pijasse 'n colpo!) scolpito pure in un quadro a capo del letto di mia nonna, dove dormivo da bambina e mi svegliavo ogni mattina con 'sto teschio di Adamo sulla testa, che mi diceva: "Ancora a dormì stai? Sbrigati e vai a fare i compiti, che tanto devi morì!", ed esili fanciulle rapite nel fiore degli anni da Morte imperiosa (Silvia rimembri ancora quando te divertivi da viva e te credevi de nun morì?) e lerci lazzaretti manzoniani con la madre di Cecilia che ti faceva sentì 'na merda perchè la figlia era morta di peste e te no, stavi là vivo e vegeto a sbuffare mentre leggevi di disgrazie altrui?!
Sì, ci piacciono le cose un po' lugubri, diciamocelo, fino a prova contraria siamo figli dell'occidente medievale ed ogni volta che in Tv danno Sean Connery nelle vesti di Guglielmo da Baskerville, quanto godiamo a vedere quei morti sanguinolenti di neve e precipizi, veleno e roghi? Che, in fondo in fondo, siamo più halloweeniani di quanto non pensiamo?

Un po' credo di sì, anche perchè i nostrani antichi romani, ancora non colonizzati dall'Ognissanti cristiano, festeggiavano i Parentalia in onore dei defunti (anche se a febbraio), e forse tutto quest'entusiasmo per l'Halloween anglosassone fa leva sui tessuti primigeni dell'uomo moderno, che così come prova piacere e bisogno di dedicarsi allo sport ed allo sforzo fisico, in quanto sostitutivi della caccia e della battaglia campale, è sottointeso anche come sia sottilmente affascinato da pratiche in qualche modo insite, dalla notte dei tempi, nel proprio Dna.


Oppure, da dieci anni a questa parte, ci stiamo lentamente laicizzando e provando a vivere la notte della vigilia di Ognissanti tra il sacro ed il profano, esorcizzando con maschere, costumi e sfilate, quella che in Messico è chiamata Santa Muerte?
Considerazioni antropologiche o sociologiche a parte, io mi accontento di pensare che, per quella notte, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventi davvero così sottile da permettere, se non l'accesso diretto, la sottile percezione che qualcosa di magico e soprannaturale si aggiri nell'aria.

Come il Samhain celtico, come un sabba wicca avvolto dalla notte costellata da fuochi e falò, dove al lamento della Dea che piange la scomparsa del Dio si unisce l'attesa dell'autunno che diventa più freddo e buio, dove la terra gelosa guardiana, conserva e protegge i germogli della prossima primavera e gli uomini ringraziano, per il loro sacrificio di sangue, gli animali macellati, che assicureranno la sopravvivenza durante la penuria dell'imminente inverno.

E' semplicemente sentirsi parte di questa Terra, al di là del dispotico distacco abilmente impostoci dalle sterili convenzioni sociali di mercato, è ricordarci oggi, che possiamo barricarci anche dietro colate di cemento, semafori, strade e ponti, neon, astronavi e tubi catodici, ma è dalla Natura che veniamo e che ci offre, costantemente, giorni di luce e buio, in una ritmica danza della quale eternamente faremo parte.


domenica 16 ottobre 2011

Piazza S. Giovanni..."di dolore ostello".







E ad un tratto, il fumo nero e denso che pare originarsi per somiglianza di tonalità dai sampietrini che avvolgono da basso la piazza, si fa tanto corporeo da diventare come una cortina spessa di piombo, su cui la telecamera del tuo occhio vigile si ferma e lì resta, immobile.


Oltre al danno (una laurea da incorniciare che mi incorona Intellettuale Soddisfatta...poi, soddisfatta di che non lo so, ma non mi va di aprire un'intera digressione sulla merda che circola nelle Università italiane), la beffa, la frustrazione e l'immane RODIMENTO DI CULO, per aver beccato lacrimogeni gratis e rischiato una linciata a causa di teppistelli forti di una tracotante violenza, che, evidentemente, di lavoro e sacrifici non sanno niente (bruciagliela, la macchina, al tuo papà...poi vediamo se ti viene ancora la voglia di giocare al proletario incazzato!).

E, mentre strappano e bruciano un tricolore, si fanno fotografare pure con la maschera di V per Vendetta: a parte l'ignoranza fonda come un pozzo artesiano profondo chilometri sottoterra che è racchiusa in un gesto così sporco e perfettamente coincidente con i propositi del più ottuso padano leghista del cazzo (perchè c'è gente che per fare quel tricolore - fare, ho detto FARE!!! - c'ha buttato il sangue, ha fatto guerre e guerriglie che ci hanno permesso di diventare una nazione, ed affrancarci da quell'ostello di dolore di cui parlava Dante nel VI canto del Purgatorio); in più, la sciolta e disinibita consapevolezza di indossare una maschera che richiama ad un film in cui la rivoluzione è stata fatta facendo saltare in aria il Parlamento inglese, mirando al cuore del potere, ripristinando i cardini della società civile andando direttamente alla soluzione del problema.

Il punto é: stai facendo il rivoluzionario, inneggi a Guy Fawkes, William Wallace o chi ti pare? E allora, da bravo, ti dirigi a Montecitorio e ci piazzi una bella bomba. Fucilate a tuo rischio e pericolo, ma è così che si fa la guerra.

La solita Italia di vandali e vandalismi, la solita voce di piazza (rinforzata dai veleni manipolati delle quattro ordinarie testate giornalistiche che non informano ma accusano) che contamina una manifestazione oltre che pacifica, giusta e quant'altro, di livello globale, di esasperazione collettiva, di famiglie ed anziani che non arrivano con stipendi e pensione a fine mese, di giovani senza lavoro che giocano a battaglia navale con la pergamena di laurea.

Poi logico, a completare il tutto, arriva il solito stronzo borghesotto con lo scooter che abità là sotto, a dire, con l'aria di uno che è stato disturbato da troppo clamore mentre era sulla tazza del cesso: "Ancora co' 'ste manifestazioni, ma non avete capito che non cambia un cazzo, che le cose vanno come vogliono loro? Ma pensate a voi stessi!". Certo, perchè se ora navighiamo in un mare di escrementi, la colpa è di chi ha pensato a sè, di chi dice: "Eh, tu sei la classica persona che sputa nel piatto dove mangia", di chi ha considerato il paese in cui vive un PIATTO DOVE MANGIARE E BASTA. Anzi, un piatto è troppo. Una ciotola per cani. Una mangiatoia.

Ieri io ho avuto paura. Non solo per la tensione che tagliava l'aria come un coltello, ma anche per il fatto di aver sprecato un'occasione, un pomeriggio. Invece, a pensarci bene, lo rifarei. Non è cambiato niente, ma il mio dissenso perchè starò a casa fino a trent'anni mi distingue dal signorotto col Woolrich che scende sotto casa infastidito, perchè la Tv è una bomba a mano che vomita veline ingravidate (sì, come le vacche da riproduzione e basta) dal primo calciatore o presidente di turno (e basta con la stronzata del "Eh, ma se quella è una bella ragazza...si vede che se lo può permettere!" Cosa, si può permettere cosa, cristosanto, di usare il fatto che sia una FEMMINA per ghermire, come i falchi, milioni di euro al mese, quando ci sono altre FEMMINE che non hanno i soldi per pagare neanche l'affitto di una stanza?), e perchè, cosa ancora più grave, gli universitari ed i giovani in generale, non ripiegano più sulle proprie passioni, ma sulla facoltà che offra sbocchi lavorativi proficui, redditizi, produttivi...e soldi, soldi, soldi, che trionfano pure sull'individualità di ognuno...ma è una storia vecchia come il mondo.

A me resta, oggi, la mia letteratura a consolarmi, perchè parla dell'uomo. Anzi, dell'Uomo.

P.S.

Ah Dante, avevi ragione tu:



Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!


Purgatorio, Canto VI, Vv. 76-78

martedì 13 settembre 2011

Breakfast at Tiffany's



Finalmente ho visto Colazione da Tiffany, per riempire un pomeriggio ancora afoso di settembre e soprattutto spinta da una sottile curiosità verso l'icona Hepburn, per me troppo inflazionata, stampata maniacalmente su carte, stoffe e plastiche così come la Monroe in quest'epoca di bava vintage.



Mi viene un po' da ridere: ricordo di aver visto una miriade di ragazze con il volto di Audrey Hepburn stampato anche sulla fronte, ho conosciuto giovani donne dall'aria scialba, tarchiate e con un collo da torello che esibivano borse con quella foto dell'attrice ritratta col tubino nero, i capelli raccolti e l'immancabile, lunghissimo bocchino per sigaretta, cercando forse di imitarne la grazia e la scioltezza.



Ragazze appena ventenni, studentesse iscritte ad una qualche facoltà "che dia un tono" come Medicina o Giurisprudenza, che di colpo una mattina si svegliano e decidono che sia ormai arrivato il momento di adottare l'immagine da donna in carriera, col soprabito dai toni pastello e lo specchietto nella borsa, magari nera con la Hepburn impressa sopra.



Ed eccole che scambiano i viali di Tor Vergata per quelli di una New York romantica ed autunnale, immaginando che l'ombra dorata del sole di settembre allunghi i loro corpi robusti come da costituzione mediterranea, in snelle figure, flessuose per dolcezza ed armonia, luminose di luce hollywoodiana.



Tristezza, tristezza profonda, ma quante ne ho viste.



E poi sì, è una categoria che non sopporto: le donne prive di personale identità mi stanno sul cazzo, va bene? Ancora più degli uomini. Non ho mai visto un ragazzo patito, che ne so, per il mito di Spartaco (visto che in questi giorni mandano su Sky quella "cosa" pacchiana, ibrido tra Xena e 300 di Spartacus - Gli Dei dell'Arena), andare in giro coi sandali e il gladio.



Un conto è l'atteggiamento, un conto è acconciarsi ad icona di stile anni '60 anche se sono un barilotto Heineken da 5 litri!



Tornando al film (e non m'interessa fare un'analisi strutturale da blog triste del primo pseudo-critico-cinematografico iscritto al primo anno del Dams, la rete ne è piena e va bene così), sicuramente all'altezza delle aspettative, anche per la colonna sonora e la bellissima Moon River che non conoscevo.



Peccato per la fine plastificata della povera Audrey. E pure di Marilyn e di tutte quelle povere attrici che hanno cercato di dare un senso a loro stesse, e che invece vengono sbattute e confezionate nella zuppa Campbell o nelle voci di un Mika qualunque, Grace Kelly e Merda d'artista.

giovedì 7 luglio 2011

Cinque minuti



Cinque minuti under_depre.
A chi devo chiedere un momento per parlarti? A nessuno.
Oh, complimenti, hai educato talmente bene mia sorella che il 1 luglio non ha mancato l'appuntamento all'Olimpico. E un po' pure me, perchè prima ero totalmente intollerante, adesso tra tuo zio e lei, sono costretta a sopportare. Dicesi ' ricordo affettivo '.
L'altro giorno ho parlato con un prete totalmente idiota, di quelli partoriti esclusivamente da S. Giovanni, l'Apocalisse e la Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Lui parlava nell'illuminazione divina, io mi limitavo ad annuire con la testa.
Mi ha fatto passare la voglia di riconciliarmi con un lembo di spiritualità cristiana. Non cattolica, cristiana. Ma a quanto pare le due cose vanno inderogabilmente di pari passo.
Sai che c'è? Alla fine non me ne frega niente.
Alla fine non me ne frega niente se io ti porto i miei problemi a casa (anzi, in chiesa) e tu li chiami 'peccati', se parlo di situazioni concrete e per me labirintiche e tu mi rispondi con le apparizioni della Madonna a Manduria.
E' vero che non ho più diciotto anni, è vero che ho superato l'atteggiamento polemico adolescenziale con qualsiasi tipo di cosa, ma cazzo, tu fottutissimo pecorone cattolico, mi strappi le bestemmie di bocca!
Che poi, io neanche bestemmio.
Forse sono davvero una marea di stronzate. E' che non mi va di dare le cose per scontato a priori, e questa cosa mi frega sempre.
Ma tu che fai invece?
Dove sei? Dove?

giovedì 28 aprile 2011

Kyashan e contratti sociali




Non è un caso aver avuto accesso al mondo in questi anni. Non è un caso che la mia combinazione di cellule abbia portato alla creazione di me stessa. E' assodato che la terra giri al contrario e che ci vorrebbe una bella bomba sul sistema o una neo-Rivoluzione Francese a fare piazza pulita e disinfettare ogni cosa...ma non è almeno consolante il fatto che un Altro Te non sarebbe sopravvissuto a questi anni di disagio?




E' come una selezione naturale: la giraffa dal collo lungo s'è adattata alle foglie dei rami alti, noi giovani sospesi tra il precariato e una pistolettata alla tempia ci siamo perfezionati per sopravvivere alle intemperie di questa cazzo di crisi, di questo fottutissimo governo, di questa macabra società a misura di tutto (pure di androide...non mi stupirei se arrivassero Kyashan e Flender) tranne che a misura d'uomo.




Bel contratto sociale.




Anche se, ogni innovazione filosofica, artistica, letteraria ecc.ecc, si relaziona al periodo storico e decontestualizzarne la base teorica e la spinta propulsiva è roba da pazzi, non è stupendo vedere come anni e anni di evoluzione, ci portino ad una realtà esclusivamente meccanica (neanche più strumentale) ed umanamente alienante?




Non mi dilungo, non ne vale la pena: sono cose talmente scontate da essere diventate un luogo comune.




Aspettiamo.




Aspettiamolo 'sto Kyashan che ci salvi dagli androidi di Mediaset e dal precariato.




In ogni caso, chi ha sbattuto una tesi in faccia agli androidi del Grande Fratello e campa con 650-800 euro al mese, chi prosegue sulle strade della purezza artistica e della verginità intellettuale...è già lui stesso il Kyashan della propria coscienza.




E non serve altro.