Dice il testo di una canzone che non c'è cosa più triste dei fumatori fuori dalle porte degli ospedali.
Il fumo di sigaretta è come l'anima violacea di chi aspetta che il tempo dia una risposta positiva ai dubbi di una malattia che corrode, svuota, dilania le ossa e mastica i muscoli.
E alla fine, ti porta via.
Oppure, potrebbe essere il fumo di chi ha un cuore a metà, mentre l'altra metà batte nel petto di chi giace in quelle stanze verdi e bianche, dai corridoi asettici e disinfettati, ripuliti da ogni traccia umana, animale o vegetale: ciò che è solo vita è sempre troppo definito, la malattia è una zona di grigio che annulla i contorni e sbiadisce le forme.
Odio le zone di grigio, i colori pastello e le sfumature date male, che imbastardiscono la vividezza dei colori e la purezza dei sentimenti.
Sono ancora bloccata in una falsa partenza che sembra riportarmi indietro.
Proprio ora che sapevo come fare.
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martedì 22 luglio 2014
martedì 28 gennaio 2014
Ginocchia sbucciate
Quando chi ti ha messo al mondo ti spia in silenzio, aspettando la tua rovina e il tuo disastro per poi sbatterti in faccia quel "Te l'avevo detto", la vita non è il massimo.
Resisto e digrigno i denti come un cane, carponi come un lottatore di wrestler sull'orlo del fallimento.
Come al liceo, quando le ore di educazione fisica ci svuotavano e stremavano, costringendoci a nasconderci dietro ai cespugli tra un giro di campo e l'altro.
Come quando da piccola, consapevole del pericolo di frenare sul brecciolino in piena discesa, premevo con forza le dita sui freni ed ogni volta finivo brutalmente per terra, tra la polvere marrone... mi sentivo stupida, sciocca ed in testa riuscivo ad udire la vocina di mia madre che mi diceva: " Ma quanto sei cretina!", ma anche coraggiosa e un po' ribelle mentre guardavo ammirata quelle ginocchia sbucciate, sanguinanti e dolenti.
Come quando a dieci anni, ho sfidato le altezze e le vertigini ed in risposta a mia madre che mi aveva dato della "paurosa" perchè mi ero rifiutata di andare con una mia compagna nella casa stregata di un Luna Park, ero salita impavida su una bicicletta sospesa su una fune: guardavo atterita in basso, oltre la rete di protezione e vedevo una moltitudine di volti impazienti... impazienti di assistere ad una mia rovinosa caduta (per quanto la rete mi avesse protetto, il mio orgoglio ne sarebbe uscito a pezzi) o ad un mio traguardo, situato dalla parte opposta del filo? Non lo saprò mai e, in fin dei conti, poco importa.
Ecco, da questi episodi sembrerei una persona decisamente coi controcoglioni, in realtà non lo so neanch'io come sono, forse so solo come -non- sono e non ne uscirebbe comunque un bel ritratto.
Forse in tutti questi anni, una sola cosa ho imparato a fare: resistere.
Resistere, a dispetto di tutti e tutto, con l'animo fiaccato e la schiena ricurva, contro il dolore che pur lascio scorrere nelle mie vene e che si lega in un abbraccio eterno ai globuli del mio sangue. Contro il perenne senso di soccombere, presto o tardi, di lasciare che questi selvaggi bracconieri mi cavino gli occhi e mi strappino la pelliccia e il cuore, una volta per tutte.
E' un post diretto ed esplicito questo... forse il primo che scrivo in questo modo. Ma l'ho fatto solo perchè ho la certezza che c'è scarsissima probabilità che qualcuno lo legga e la cosa mi disinibisce. A che servono poesie e prose criptiche quando l'agonia necessita di crudezza?
Ho sentito dire, ma non vorrei sbagliarmi, che gli spermatozoi recanti il cromosoma X sono i più resistenti anche se più lenti: mi allevia cercare cause genetiche al mio strano regime, la base scientifica mi permette, in minima parte, di provare a leggere il futuro.
Forse arriverà il momento in cui cesserò di dibattermi come un pesce appena pescato.
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giovedì 14 novembre 2013
The sign of the cross
Ai passaggi, ai cammini, ai sentieri non battuti.
Ai ragionamenti dei matti, di chi è fuori tempo, di chi non ha tempo.
Ai discorsi lasciati a metà come false partenze, come il frullo ingannatore dei piccioni che non vogliono volare.
Al potenziale, l'energia che non è moto e che è chiusa in un pugno.
A quell'indaco del tramonto che scolora, quando t'aspetti che divori il cielo.
Legna sul fuoco, che alimenta un camino perpetuo come un fuoco di una vestale.
Ai segni, più che alle parole, che falliscono bersagli mobili e troppo veloci.
Alle comete che passano in un lampo, agli strascichi di luce bianca, alle perle di S. Lorenzo che bagnano il cielo contemplato da un finestrino.
A Syd Barrett.
Alle assoluzioni che non arrivano.
E' un itinerario senza forma ma con troppa sostanza, è una biga trainata da due cavalli fulvi al galoppo con il sole.
Come una canzone, dove c'è quell'assolo in un crescendo che non esplode.
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martedì 15 ottobre 2013
In down
Detesto la tua voce di plastica che finge di preoccuparsi per me, ora che non ce n'è più bisogno. Detesto frasi come "queito vivere", che mi succhia i tendini e corrode il cervello.
Pulizie, apparecchiare la tavola, fare la spesa, il Tg, "Perchè non vai a studiare?", le zanzariere, le cazzo di inferriate che sono croci alle finestre.
Rifletto sul termine "abbrutimento", le cripte infestate da bianchi cadaveri delle mie ombre, corpi putrefatti in sudari trasparenti gonfi di vermi, piccole vite che in morte risorgono, quel Qualcosa che mi scuote puntualmente di tremori la notte, che mi dilania i nervi, che sta vincendo.
Rifletto sul concetto di self-made man, è una bella immagine, peccato che non riesco ad applicarla, è dorata ed indorata, estranea, lontana, americana, non è per me.
Pulizie, apparecchiare la tavola, fare la spesa, il Tg, "Perchè non vai a studiare?", le zanzariere, le cazzo di inferriate che sono croci alle finestre.
Rifletto sul termine "abbrutimento", le cripte infestate da bianchi cadaveri delle mie ombre, corpi putrefatti in sudari trasparenti gonfi di vermi, piccole vite che in morte risorgono, quel Qualcosa che mi scuote puntualmente di tremori la notte, che mi dilania i nervi, che sta vincendo.
Rifletto sul concetto di self-made man, è una bella immagine, peccato che non riesco ad applicarla, è dorata ed indorata, estranea, lontana, americana, non è per me.
lunedì 14 ottobre 2013
Come quando
Come quando nei film d'azione, c'è bisogno di estrarre una freccia o una pallottola conficcata a fondo nella carne del personaggio di turno.
Tieni, mastica questo.
Che?
Metti in bocca questa cinghia di pelle e stringila fra i denti.
Ma io volevo roba come del brandy o del cognac. Mi è sempre piaciuta la scena dello stordimento da acquavite. Sì, mi voglio stordire.
Questa cava di casa immerge punte di lancia a non finire. L'aria è solida come un feltro, l'aria è bianca come una camicia di forza, l'Eden è un rogo rosso di fiamme e anche Dio perde le speranze.
Ma tu sei il tuo Dio. Continua a creare mondi distesi sotto deserti e ghiacciai perenni, la preistoria delle intenzioni, l'antichità delle illusioni, i primi imperi dei desideri, il medioevo dell'età adulta, il rinascimento di... di che?
Sono un cronista della mia epoca. Spingetemi avanti con visione lineare, docile contatto tra realtà e memoria. Qui non c'è più posto.
Tieni, mastica questo.
Che?
Metti in bocca questa cinghia di pelle e stringila fra i denti.
Ma io volevo roba come del brandy o del cognac. Mi è sempre piaciuta la scena dello stordimento da acquavite. Sì, mi voglio stordire.
Questa cava di casa immerge punte di lancia a non finire. L'aria è solida come un feltro, l'aria è bianca come una camicia di forza, l'Eden è un rogo rosso di fiamme e anche Dio perde le speranze.
Ma tu sei il tuo Dio. Continua a creare mondi distesi sotto deserti e ghiacciai perenni, la preistoria delle intenzioni, l'antichità delle illusioni, i primi imperi dei desideri, il medioevo dell'età adulta, il rinascimento di... di che?
Sono un cronista della mia epoca. Spingetemi avanti con visione lineare, docile contatto tra realtà e memoria. Qui non c'è più posto.
sabato 12 ottobre 2013
Sub - Stantia
Liquidità opache, filamenti di alghe e densità da capire.
Densa sostanza, sub-stantia, sta sotto, ma che c'è sotto?
Immobilità cerebrali come un letto di sabbia, come la melma di un fiume.
Sopra, passano piano le barche, nuotano pesci che si ritrovano alla foce col profumo salato.
Sotto, c'è la sostanza che non so cosa conserva, ma se ci metto il piede non mi muovo più.
L'acqua modella, si gira in anelli si spuma,
spirali trasparenti e percepibili
la sostanza sta sotto, nascosta
avvinghia in stagioni e sonni perpetui
non mi sveglio più
non mi sveglio più.
sabato 14 settembre 2013
Convinzioni
Odore di caffè nella casa. Aria fresca, che già mi gela le mani.
Ma la tazzina di caffè calda, riesce ad intiepidirle e mi accontento.
Il gregge richiama e bela risate, tra le canzoni di una tv assopita.
La sua festa, a cui non sono mai invitata, mi irrita e vorrei essere un lupo nero che sbrana ogni cosa, tra brandelli di carne sanguinolenti e pezzi di cervello sparsi qua e là.
Convinzione che io sia la pecora nera. Convinzione che le mie azioni non siano servite a nulla, se non a riempire di mangime la stalla.
Ho rafforzato, là dove avrei dovuto demolire.
Ho protetto, ciò che avrei dovuto sbranare, a causa delle mie intime convinzioni del cazzo.
Ed ora, è troppo tardi.
Il gregge verrà mangiato da qualcun altro, ma nessuno sospetta, nessuno sa niente.
Anzi, va bene così e le pecore belano saluti di gioia dalle loro teste lanose.
Sono il vostro lupo, ma non vi dilanierò: lo farà qualcun altro per me.
Mentre io resterò a guardare.
Ma la tazzina di caffè calda, riesce ad intiepidirle e mi accontento.
Il gregge richiama e bela risate, tra le canzoni di una tv assopita.
La sua festa, a cui non sono mai invitata, mi irrita e vorrei essere un lupo nero che sbrana ogni cosa, tra brandelli di carne sanguinolenti e pezzi di cervello sparsi qua e là.
Convinzione che io sia la pecora nera. Convinzione che le mie azioni non siano servite a nulla, se non a riempire di mangime la stalla.
Ho rafforzato, là dove avrei dovuto demolire.
Ho protetto, ciò che avrei dovuto sbranare, a causa delle mie intime convinzioni del cazzo.
Ed ora, è troppo tardi.
Il gregge verrà mangiato da qualcun altro, ma nessuno sospetta, nessuno sa niente.
Anzi, va bene così e le pecore belano saluti di gioia dalle loro teste lanose.
Sono il vostro lupo, ma non vi dilanierò: lo farà qualcun altro per me.
Mentre io resterò a guardare.
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venerdì 23 agosto 2013
Karma al neon
E tra le altre cose, imparerai che la legge del Karma fa male.
Sempre.
E che quello che accade, non dovrebbe accadere... o forse, segue solo la frigida logica della casualità, sterile madre di tutte le ipocrisie, latente, inafferabile condizione di ogni vacuità, vanità, neon verdeazzurro luce d'acquario, neon giallo luce della metropolitana, neon bianco d'ospedale.
Il Karma è una luce al neon priva della pacata attitudine alla staticità degli oggetti.
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martedì 20 agosto 2013
La Madonna torna al Santuario
Vento leggero, ma timido. Un'unica valle, poche colline, troppi ricordi.
Vociare partenopeo monocorde tra le vie conosciute.
Cani randagi dai grandi occhi vuoti, finestre aperte e porte socchiuse.
Frullano le immagini come ali di rondine, vecchi e bambini, bambini e bambini, vedove alle porte nere d'abitudine.
E poi cos'è successo?
L'ingranaggio
s'inceppa, qualcosa va storto, la notte s'appiattisce sulle colline e
la Madonna il quindici agosto, ritorna al Santuario.
Qualsiasi cosa succeda, il quindici agosto la Madonna torna sempre al Santuario.
Sulle
tracce dei ricordi seguo piste incontrollate, indizi fasulli, passi
alle spalle. Parole che cercano parole ma che scelgono silenzi quieti.
Qui, ora, mi salvo solo se divento animale.
Coda
di bestia e orecchie da lupo: l'istinto mi protegge dal male, mi copre,
mi culla ed io sparisco nel nulla. Mentre la Madonna nella sua veste
rossa, torna al Santuario.
Madonna inconsapevole, innocente, luna artificiale, tacito simulacro radioattivo, insolente manichino senza risposte.
Nella notte lunga di un non ritorno, di un ritmo incessante che ricorda ai vivi di non essere morti.
Forse.
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lunedì 21 gennaio 2013
Contemplation is...(A Descent into the Maelström)
Mi siedo qui, sono stanco
La vita, l'universo, tutto quanto
Sulla sponda del fiume prego il vostro dio
che il prossimo cadavere che passa non sia il mio...
Sogno un cimitero di campagna e io là
all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco due o trecento anni
giusto per capir di più e placar gli affanni...
all'ombra di un ciliegio in fiore senza età
per riposare un poco due o trecento anni
giusto per capir di più e placar gli affanni...
E trovo Andy il matto che e' vent'anni che e' li
e mi dice: qui va bene cosi'
tanto tutto e' troppo e basta quel che hai
e forse un giorno lo capirai
Ma te che ne sai
ma chi cazzo sei?
e mi dice: qui va bene cosi'
tanto tutto e' troppo e basta quel che hai
e forse un giorno lo capirai
Ma te che ne sai
ma chi cazzo sei?
Quando la tua sveglia suona
e tu ti chiederai "che or'è?"
che la vita è sempre forte
molto più che facile...
e tu ti chiederai "che or'è?"
che la vita è sempre forte
molto più che facile...
E le senti le vene
piene di ciò che sei
e ti attacchi alla vita che hai...
piene di ciò che sei
e ti attacchi alla vita che hai...
Amica cara, amica speranza
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai!
parti da qui, dalla mia stanza
e vola, sali più in alto della paura
che ci corrode, che ci tortura, e vai!
E ripenso alle due o
tre cose
CHE MI FANNO DAVVERO:
annegarti negli occhi, rubarti il respiro
è la vita che va, è la vita che va...
annegarti negli occhi, rubarti il respiro
è la vita che va, è la vita che va...
La vita lo sai bene
ti viene come viene, ma è fuoco nelle vene
e viverla insieme
è un brivido, è una cura...
ti viene come viene, ma è fuoco nelle vene
e viverla insieme
è un brivido, è una cura...
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lunedì 19 novembre 2012
The Crow
Se le persone che amiamo ci vengono portate via, perché continuino a
vivere, non dobbiamo mai smettere di amarle. Le case bruciano, le
persone muoiono, ma il vero amore è per sempre.
(Il corvo, A. Proyas, 1994)
Ti penso sempre.
Ma quanto vorrei che tornassi.
sabato 17 novembre 2012
The Stranger
Come un mezzo muro scrostato dai venti
o uno scheletro di lamiere roventi
in mezzo ad un campo.
Nonc'entrauncazzo.
o uno scheletro di lamiere roventi
in mezzo ad un campo.
Nonc'entrauncazzo.
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venerdì 9 novembre 2012
A Novembre, la terra è dei morti
La sera è nera come il fondo di Novembre di terra bagnata.
Dove la pioggia è appena caduta.
Urla, pianti, lacrime, porte sbattute, parole di sangue.
A Novembre, la terra è dei morti.
Al centro dei venti, si dice che sia tutto fermo.
Mica lo so, ma io resto immobile sul letto.
Troppe cose sono sbagliate.
Troppe cose non si vogliono capire.
Il mio odio dorme silenzioso.
Ma non se ne va, resta con me sul letto.
Due pezzi di ghiaccio nel freddo di Novembre.
A Novembre, la terra è dei morti.
Fuori di qui, la gente si bacia.
La gente si accoppia e partorisce.
Ognuno formica nel suo buco di terra.
Fuori da qui c'è il rosso di vita.
Chi morirà, chi vincerà, chi se ne andrà?
Appassiremo nella terra di Novembre?
Finchè, poi, vedo sempre la piccola luna
tonda, di perla, che parla con la tua voce.
E allora inizio a credere.
Che la terra non sia solo dei morti.
Neanche a Novembre.
Ma come puo' accaderti questo?
Decolli a bordo del tuo letto
Stai tranquilla non e' niente
e' solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e' l'anima
Puo' anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e' un'altra storia
questo e' Hemingway
Decolli a bordo del tuo letto
Stai tranquilla non e' niente
e' solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e' l'anima
Puo' anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e' un'altra storia
questo e' Hemingway
(Negrita)
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mercoledì 24 ottobre 2012
Delenda Carthago!
Il lento suono delle tastiere all'inizio, si confonde col passo pesante dei legionari romani. Non c'è un inizio vero e proprio, ma un perenne stato di passaggio, una transizione, un'evoluzione in suoni e moti d'animo.
E' tutto lento, lentissimo, come in apnea si snoda un cadenzato movimento onirico, embrionale e primigenio che riempie l'aria secca e calda di un assolato sobborgo tunisino.
Piacere al miele e alle rose addolcisce gli stupri di guerra e i destini di sangue.
Finchè i versi di Properzio, pura materia corale densa di serafica sacralità, forse anacronisticamente cristiana, ma certamente eco di una lunga e silente processione di fantasmi, spezzano la voce principale e conferiscono profonda veridicità all'intera immagine, che avendo ormai evocato le arcaiche gesta, s'è fatta viva e reale e lascia diradare il fumo dei fuochi degli accampamenti, le tende, gli scudi, le spade, i circhi e i riti.
E poi quella frase, centrale, preziosa, immanente, forse un'esclamazione con una punta d'imperio, che suggella e sancisce la storia:
DELENDA CARTHAGO!
La sentite, adesso, la Storia?
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voli pindarici
domenica 10 giugno 2012
Una media doppio malto, per favore
Una media doppio malto e una sambuca.
Bastano per questo sabato sera.
Tanta gente, musica, sigarette e biliardino.
Io sorrido a tutti, dal mio guscio di chiocciola.
Chè basta un attimo e vengo schiacciata.
Ma ci sto provando, io ci sto provando...
a credere di avere qualcosa da dire.
Ma neanche un cane sull'autostrada
ormai si fida più.
A voi che nel momento del bisogno,
ve ne siete andate.
Ma ci sto provando, io ci sto provando...
a credere di avere qualcosa da dire.
Ma neanche un cane sull'autostrada
ormai si fida più.
A voi che nel momento del bisogno,
ve ne siete andate.
La chiocciola è un animale dal carattere assai cauto e timido in quanto
si ritira appena sente il primo segnale di pericolo. Quando vengono
anche solo sfiorate le antenne, queste si ritraggono istantaneamente. (Wikipedia)
sabato 2 giugno 2012
I remember...
Giugno.
L'aria entra piano dalla finestra, improvvisa, mai annunciata e ristora per la freschezza ancora non soffocata dall'estate di fuoco.
I libri sulla scrivania di legno scuro ci sono ma non sono gli stessi, le foto disordinate sono sparite, i pantaloncini blu, tagliati al ginocchio sono ormai confinati nell'armadio per venire usati solo in caso di "lavori in giardino" o "bagno al cane", le scarpe da ginnastica sono vecchie, vecchissime, scucite, ma ancora resistono agli asfalti, impavide come gomme usurate di una fangosa jeep.
Eppure più o meno, io resto io ancora in versione liceale. Faccio solo più caso ad abbinare i colori, quello sì.
Sera prima della maturità. Giugno 2007.
Livia è venuta a prendermi per andare con il resto della classe a mangiare un gelato, qui nei dintorni.
Ci sono quasi tutti nel parcheggio di Villa Sciarra, grande, blu notte e azzurra, presente, monolitica e silente come la luna, una Dea Madre immersa nella dolce quiete estiva.
Davide accende lo stereo della sua macchina: ci eravamo promessi di fare una cosa rituale e scaramantica, cantare tutti insieme Notte prima degli esami (quando ancora la canzone era più famosa del film di Brizzi), stretti in un grande cerchio.
Ci sono tanti visi confusi, spaesati.
C'era tanta gente prima, c'erano tante foto.
C'era un male covato di soppiatto, un cancro pronto ad esplodere, una piccola bomba innescata.
C'erano tanti sorrisi, tante strette di mano pronte a tramutarsi in spintoni per la lotta alla sopravvivenza.
Cosa è rimasto? Un paio di Converse sbiadite.
Compleanno mio. Marzo 2003.
Sono stata male in questi mesi. A quindici anni ho capito che la boccia di vetro in cui vivo, tana scavata nel mio studio bianco, che affaccia come una torretta di guardia su Viale san Nilo, tappezzata di poster del Signore Degli Anelli, elfi e fate, Medioevo fantasy e musica celtica per l'aria, è una boiata immensa. E' un punto indefinito di cristallo che mi toglie dalla realtà, confortevolmente ed amorevolmente. Poi esce fuori un'autogestione a scuola in cui mi butto a fare il servizio d'ordine, e capisco che l'unica cosa da mettere in ordine sono io.
Ma in classe oggi, mi porgono una bustona in carta bianca, contenente la mitica maglietta rosa con la scritta "Fatima travel agency" e una madonna fumettosa che recita: "My son is fantastic!". Sono piccole cose, che ti fanno capire che forse, non sei poi tanto indefinito come punto.
Certo che è bastato poco per uscire di scena. Sono serviti i primi fardelli pesanti e le vere croci da portare, per scappare lontano.
Cosa è rimasto? Indici puntati contro e la cacciata del capro espiatorio della vostra ipocrisia.
E un ponte crollato, frasi sospese e giudizi inappellabili.
11 settembre 2010.
La terra trema imperiosa, come la voce di Dickinson in Jerusalem.
Ed anche il cielo con la terra, i mari e tutto l'universo. Voglio che si scardinino le case ed i palazzi ed arrivi un diluvio a sommergere tutto, alberi, cose e persone. Tutta l'umanità che nuota in un oceano di lacrime e che nuotando piange, e piange ancora e si scioglie nell'acqua salata. Le stelle cadono e mi brucia il petto, c'è un terremoto di arterie dentro di me, arrivo al fondo e poi risalgo attraverso il sangue, vado giù ancora e riemergo, giù e su, su e giù, in un'eterna lotta contro il mio respiro che sento aggrovigliarsi in gola, come in un intreccio spasmodico di serpenti ammassati tra loro. Io respiro ancora, ma mi raggomitolo qui, in un angolo di corridoio del Policlinico Gemelli e piango. Lasciatemi qui, a diventare muro bianco.
Let it rain,
lei it rain
wash the scales from my eyes...
La bomba è esplosa, il male covato si è rivelato come un dragone rosso uscito da un vulcano nero, di scaglie dure e lingua stretta, che alita fiamme ovunque.
Gli attori, le maschere, le facce, le chiacchiere, le risate, i sussurri, i colori stonati e sfumati, sono tutti usciti di scena, è c'è un unico faro piantato su di me. E un tempo per il mio lungo monologo.
venerdì 18 maggio 2012
A bad day... (tutto da venire)
Oggi mi rode maledettamente.
E col fatto che sono solo le dieci di mattina, o me la faccio passare o rischio di farmi mandare a quel paese.
Notte di merda, sogno di merda e puntuale mal di testa del buongiorno.
Sono intollerante al massimo, mi sta dando fastidio pure il mio cane.
Ma io mi chiedo: perchè ho sempre centellinato il tempo che mi è stato dedicato dagli altri, soppesandolo come oro colato e rara attenzione che mi veniva rivolta, con in testa il silenzioso frullare del battito d'ali della solita domanda..."Ah, è per me questo tempo? E' mio questo momento? Grazie!".
Anche nel più stupido discorso, lascio che siano gli altri a svuotare il loro sacco di "guai" (e vaffanculo, ognuno si vede sempre schiacciato dalla propria croce...ognuno si sente unico e raro...ma che razza di branco di superuomini e superdonne narcisisti del cazzo!!!!!!), mi faccio uditrice dei loro problemi, fino a sentirmi sempre dire: "Ah, con te si parla proprio bene!".
Si parla? E quando mai io ho parlato?
La verità è che forse non m'interessa proprio parlare.
La verità è che ho un grado di socievolezza pari allo zero e oggi vi sbatterei tutti in un campo di concentramento.
giovedì 3 maggio 2012
Chiunque, dovunque
Da bambina, prima di addormentarmi,
stretta nelle lenzuola, a pancia sotto,
nel mio guscio di braccia e piccole ossa,
ad occhi chiusi e con la mente in volo,
immaginavo di svegliarmi la mattina dopo
in un'altra epoca storica,
dipendeva dall'umore
spesso era il Medioevo
casupole di paglia e castelli,
cavalieri e contadini con l'aratro.
A volte il Rinascimento,
rosso porpora e blu cobalto,
sulle tavolozze dei pittori di corte.
Altre volte l'età dei Celti,
capelli lunghi e mantelli,
cavalli selvaggi, gioielli di bronzo
nelle praterie verdi acqua.
E ancora, l'Antico Egitto,
lontano, caldo, polveroso,
dove io ero una principessa
che si svegliava in un letto bianco
di lino, velato, grande come il Nilo.
Potevo essere chiunque, dovunque,
in tanti luoghi diversi, amata, importante,
e plasmare ogni cosa come una maga.
Potevo guardare le stelle
sul dorso del mio cavallo nero, lucido,
criniera lunga e ondulata, nervoso con tutti,
tranne che con me,
uno di quei cavalli di cui dici - Attenti,
è pericoloso, scalcia, sgroppa, sbuffa.
Se fossi stata...avrei potuto.
Se, se, se, se.
Invece no. Sono qui con una coperta di lana sulle spalle, seduta sul letto a gambe incrociate. Le stelle le guardo, ma sono quelle che ho appiccicato io sul soffitto, si illuminano al buio ormai sempre meno, ma va bene così, non importa...per ora va bene così, ho sette chiamate perse sul cellulare per mezz'ora di ritardo, l'eco nelle orecchie del solito esagerato e spropositato cazziatone distruttivo, di parole come lamette scagliate con tutta la forza del mondo, il fiato corto e i battiti a pezzetti, un misto di ansia e tristezza che si perde tra le mura di questa prigione. Ma io, come Canali, precipito e incandescente come una cometa risplendo, va bene così.
Non giudicate mai chi si arrende.
Nessuno sa, nessuno mai conoscerà cosa c'è dietro.
Ogni passo nel vuoto, è un modo per fuggire da questo Alcatraz in cui ci hanno sbattuto, e liberarsi.
Liberarsi per librarsi.
Va bene così, anche oggi è passata.
Ho preso la mia dose.
Ho preso la mia dose.
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