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lunedì 8 dicembre 2014

Fissità, fissazioni, affissioni sulle croci. The arms of Sorrow



Gorghi torbidi.
L'acqua scorre a fatica.
Densa, nerastra, salmastra, sanguinolenta.
Veleno, veleno ovunque.
Profezie sciolte, gli Oracoli hanno parlato. 
Il passato mi cinge la fronte con una corona di spine che entrano nella carne, penetrano nelle tempie, stillano gocce di veleno verdastro da cui succhiano voraci le mie serpi.
Rovi nella gola, idra nello stomaco, il respiro si affanna nel panico dei ricordi.
Non c'è via d'uscita.
La cortina di ferro dell'isolamento è ormai spessa.
Il lavoro è compiuto.
Fiera, brindo sul mio cadavere.
Ma the show must go on.
E l'onda scivola a fatica, il tempo è beffardamente fermo: Crono divora i suoi figli con famelica disperazione e mastica la loro carne in un eterno istante di dolore viscerale.
Destino: fissità e affissione sulla croce, nei templi dello spasmo infinito.
Vacuità delle azioni, degli intenti, nichilismo assoluto regna padrone e signore.
Adesso ne conosco il fiele.


Harvest of sorrow
Your seed is grown
In a frozen world full of cries
When the ray of light shrinks
Shall cold winter nights begin

giovedì 4 dicembre 2014

Heroes of sand

La marea dei fluidi dei pensieri sbatte contro il faro spento dei sensi, organo cardiaco arrotolato al margine di strategie di sopravvivenza, filo elettrico fulminato dalla pioggia salata di ombre proiettate su un muro scrostato.
Gli argini della coscienza trattengono eterni ritorni, essenze stesse delle acque inquiete senza porto nè isole.

Heroes go down
With their hearts in their hands
Building their castles on the sand.


Non c'è futuro.


mercoledì 26 novembre 2014

S. Sebastiano

Ancora una volta.
Un letto di legno, pareti bianche, una foto di famiglia al muro.
Un computer pronuncia frasi con voce asettica e metallica.
Le tue mani, che prima pizzicavano le corde di una chitarra, sono ora serrate ai bordi di quel letto.
Gli occhi azzurri e lucidi, sono fissi allo schermo luminoso del computer agganciato a un braccio metallico.
Il polmone metallico respira con fiato alieno, meccanico, ripetitivo, come stesse gonfiando le membra di un uomo di gomma.
Non ero pronta a questo, non ero preparata.
La piccola stanza troppo calda, di un candore marmoreo, s'interseca nella memoria con quella di un Policlinico di tanti anni fa. 
I battiti nel mio petto scivolano in successione come gocce di cera di una candela a metà.
Mi aggrappo con lo sguardo a particolari stupidi e insignificanti: le tende all'uncinetto, forse troppo trasparenti, il quadro al muro che raffigura un uomo che dorme per terra, ai margini di un portone ("Che sia il suonatore Jones?" penso di fretta), le medicine accatastate su un mobile smaltato di bianco, le macchine che cooperano insieme come robot squadrati dai volti al plasma.
Ananke. Ancora una volta.
Mi torna in mente San Sebastiano trafitto da un mare di frecce: il volto bianco al cielo, gli occhi vitrei a cercare la mano di un dio tra le nuvole e il corpo inchiodato a un palo.
Lo stomaco si accartoccia come una foglia secca e mi concedo il diritto di piangere.



martedì 25 novembre 2014

Ananke


Cloto, Lachesi e Atropo.
Un destino ineluttabile, già filato, già teso, già segnato, in un punto preciso, dalla lama della forbice.
Gli eventi si inchinano alle mie previsioni, come se fossi una quarta Moira.
Spezzo il collo ai miei demoni in un bagno d'odio e di sangue, ma essi, come idra potenti si rigenerano: le teste da serpente, le fauci grondanti densi umori nerastri.
Questo è il mio Universo, qui non entra nessuno.
Finalmente, capisco.
Finalmente la vividezza dei sogni notturni illumina la verità.
La annuso, ne sento l'odore acre, so che è vicina anche se non riesco a vederla.
ANANKE.
Anche gli dei s'inchinano ad essa.
La madre delle Moire.
L'inalterabilità del fato, la forza, la necessità delle leggi della natura.
Il ferrettiano "Ciò che deve accadere, accade" mi si para davanti con tutta la sua orrorifica possente presenza.
Respiro il tremore che emana Ananke, chino la testa e obbedisco, assecondando un disperato magnetismo che, finalmente, mi rende padrona di me stessa.

mercoledì 5 novembre 2014

The secret

Allerta meteo. Da domani.
Il vento mugghia sul mare mosso delle nuvole, vele disperse nell'oceano blu della notte.
Il mondo si ferma a vedere una partita della Roma.
Prendo in braccio le mie piccole ossa e mi ritiro nelle mie profondità marine.
Sacre. Inviolabili. Inaccessibili.
Rimetto in circolo la voglia di capire gli altri, gli amici, le persone a cui tengo e che mi vivono tutti i giorni. Mi riesce bene, è un gioco che piace, è una compensazione d'emotività che mi fa sfiorare l'idea di cosa significhi davvero assaporare un po' di quella purezza primigenia di cui non ricordo più nemmeno l'odore.
Io, lupo solitario, passo di branco in branco attraverso la neve.
Un branco di prescelti che si nutre di ciò che di buono riesco a dire loro.
Nella sospensione di stati, l'acqua scorre silenziosa.
Nella sospensione di stati, l'acqua si gonfia coi venti e brama distruzione.
Ma in fin dei conti, sono solo un semplice, piccolo fiume che asseconda la propria natura.
Mite e paziente, come l'Euridice di Rilke. A volte, fin troppo.
E in modo mite, sprofondo nella mia amata cupezza da cui niente e nessuno mi toglierà mai.
Zero aspettative, e l'acqua scorre disillusa.
E' questo il segreto.
Voglio solo tornare ai boschi a cui appartengo, voglio solo tornare alla sorgente di tutto.
E ghiacciata, riposare in pace.
Non svegliate il fiume per cose futili. Non svegliatelo: non sapete navigare.




martedì 28 gennaio 2014

Ginocchia sbucciate

Quando chi ti ha messo al mondo ti spia in silenzio, aspettando la tua rovina e il tuo disastro per poi sbatterti in faccia quel "Te l'avevo detto", la vita non è il massimo.
Resisto e digrigno i denti come un cane, carponi come un lottatore di wrestler sull'orlo del fallimento.
Come al liceo, quando le ore di educazione fisica ci svuotavano e stremavano, costringendoci a nasconderci dietro ai cespugli tra un giro di campo e l'altro.
Come quando da piccola, consapevole del pericolo di frenare sul brecciolino in piena discesa, premevo con forza le dita sui freni ed ogni volta finivo brutalmente per terra, tra la polvere marrone... mi sentivo stupida, sciocca ed in testa riuscivo ad udire la vocina di mia madre che mi diceva: " Ma quanto sei cretina!", ma anche coraggiosa e un po' ribelle mentre guardavo ammirata quelle ginocchia sbucciate, sanguinanti e dolenti.
Come quando a dieci anni, ho sfidato le altezze e le vertigini ed in risposta a mia madre che mi aveva dato della "paurosa" perchè mi ero rifiutata di andare con una mia compagna nella casa stregata di un Luna Park, ero salita impavida su una bicicletta sospesa su una fune: guardavo atterita in basso, oltre la rete di protezione e vedevo una moltitudine di volti impazienti... impazienti di assistere ad una mia rovinosa caduta (per quanto la rete mi avesse protetto, il mio orgoglio ne sarebbe uscito a pezzi) o ad un mio traguardo, situato dalla parte opposta del filo? Non lo saprò mai e, in fin dei conti, poco importa.
Ecco, da questi episodi sembrerei una persona decisamente coi controcoglioni, in realtà non lo so neanch'io come sono, forse so solo come -non- sono e non ne uscirebbe comunque un bel ritratto.
Forse in tutti questi anni, una sola cosa ho imparato a fare: resistere.
Resistere, a dispetto di tutti e tutto, con l'animo fiaccato e la schiena ricurva, contro il dolore che pur lascio scorrere nelle mie vene e che si lega in un abbraccio eterno ai globuli del mio sangue. Contro il perenne senso di soccombere, presto o tardi, di lasciare che questi selvaggi bracconieri mi cavino gli occhi e mi strappino la pelliccia e il cuore, una volta per tutte.
E' un post diretto ed esplicito questo... forse il primo che scrivo in questo modo. Ma l'ho fatto solo perchè ho la certezza che c'è scarsissima probabilità che qualcuno lo legga e la cosa mi disinibisce. A che servono poesie e prose criptiche quando l'agonia necessita di crudezza?
Ho sentito dire, ma non vorrei sbagliarmi, che gli spermatozoi recanti il cromosoma X sono i più resistenti anche se più lenti: mi allevia cercare cause genetiche al mio strano regime, la base scientifica mi permette, in minima parte, di provare a leggere il futuro.
Forse arriverà il momento in cui cesserò di dibattermi come un pesce appena pescato.

mercoledì 19 dicembre 2012

The dark side of the EARTH (Perchè ogni fine del mondo è sempre poetica)

Sabbia.
Terra d'argento e bianca scivola sotto i miei piedi.
Sono atterrata su queste rocce di cristallo, tra monti di creste grigie che si confondono con le stelle del grande cielo nero.
Qui è sempre notte. Una lunga notte senza confini, che si specchia nel suolo di latte. Cerco la luna, ma non c'è. A volte però, riesco a vedere il sole che tramonta, ed è bello come l'altro pianeta azzurro che emerge dalle ombre. Non so come si chiami, ma è luminoso e dolce come la luce bianca che emanano questi piccoli sassolini scintillanti. Il pianeta azzurro è la mia luna nel cielo: maestoso tra le stelle, immobile, muto, nascosto tra le pieghe della notte come un gioiello turchese tra i capelli della grande Dea Madre. L'altra metà sospesa nell'abisso si nutre della tenebra profonda, da qui è facile vederlo: da qui si vede ogni cosa con occhio puro e lucente, le danze dei pianeti, i giri delle comete, un universo intero che ormai mi fa da tetto.
Chissà chi popola quel pianeta, quali esseri, angeli o mostri...o se è semplicemente deserto come questo, perlaceo e silenzioso che però ha nome delicato e musicale come nessun altro corpo celeste.
Questa è la mia terra. L'altro, lontano, che dorme circondato dalla luce è la mia luna. 
Un giorno saprò, forse, cosa c'è dietro quella parte oscura e nascosta, che conserva nell'ombra e mai mostra, come perla incastonata nell'anello del cielo pronta comunque a risplendere nella notte, qualsiasi cosa succeda negli antri bui  e sterminati di queste galassie infinite.



martedì 11 dicembre 2012

The walking dead...e i vicini di casa

Perchè piace tanto? Oltre le innumerevoli strategie di mercato, dico, cosa c'è di più sentito all'uomo che la lotta primitiva per la vita?
Vita VS.  Morte. Così, nuda e cruda, spogliata di ogni glassa e camicia di forza che la società impone.
Senza ghirigori e condimenti, superflui armadi e calzini nei cassetti, pub dei sabato sera, giri di soldi sempre non equi, condizioni su condizioni, imposizioni, lingue frenate, sorrisi falsi, confini che fanno finta di appiattirsi ma rimangono ben saldi.
Perchè è così. Purtroppo è sempre così.
Io vorrei vedere tutti, invece, a correre a perdifiato per salvarsi la pelle. Ad inventare strategie di sopravvivenza, a ricostruire qualcosa sopra le macerie...lo so che l'abbiamo già fatto, ma cazzo, non è servito a niente. E' dalla notte dei tempi che ci combattiamo, eppure ogni volta invece di sorgere con una nuova coscienza, abbiamo ricominciato a fagocitarci peggio di prima.
A volte vorrei che i Maya avessero ragione, cazzo. Se non fosse che resettare il sistema non serve a niente.
Ma io non mi metto tra gli eletti, eh. Anzi, il concetto di 'eletto' è troppo biblico ed errato, nel caso di un'apocalisse alla fine ce la fa chi resiste e si reinventa ogni giorno...comunque, prego per un'invasione di zombie prima di tutto per vedere sterminati i miei vicini del piano di sopra: come cazzo si fa, dico io, ad urlare come un'isterica, alla veneranda età di 40 anni, ad una bimbetta di 4 solo perchè si è sporcata per gioco? Ma dovreste sentire che frasi poi! " Ti sei sporcata tutta!!!!!!! E ora io devo pulire!!!!! E stai lontano da me, non ti voglio vedereeee!!! A casa non ci rimani più, domani vai a scuolaaa!!!!!"
Come provocare il rifiuto per la scuola nell'infante. Istruzioni per l'uso.
E qualcuno può spiegare a questa gallina che le macchie di pennarello non sono macchie di merda?

Ma morite tutti.