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giovedì 26 marzo 2015

Outdoor


Persefone torna sicura alla Madre Terra: la bionda Demetra le tende le braccia ardenti d'amore.
Anche il vento è cambiato: è timido, scherzoso, accarezza l'erba come un sorriso.
Ade sospira nell'ombra, rassegnato.

Guardo la neve sciogliersi e divenire acqua inconsistente sotto le mie zampe.
I miei respiri hanno ritmi cadenzati e più profondi, non si trasformano in vapore ma scivolano nell'aria come polline sfuggito alle api.
Resto ancora nella silenziosa radura innevata e attendo soltanto il sole.
Aspetto la luce come un soffio di una divinità sulle ceneri della terra ferita.
Ne ho intravisto il calore e la leggerezza armoniosa.
L'innocente purezza dei raggi dorati, m'incanta come un cielo stellato, al quale sono forse più abituata.
Mi appartiene questo candore?


martedì 27 gennaio 2015

Mercy



Annuso piste.
Annuso l'erba addormentata sotto il gelo, la foschia, le creature inermi della notte.
Traduco l'acqua che vibra nelle pozze come densa di terrore inespresso, covo di larve e zanzare addormentate.
Non sono libero, non sono saggio, sono solo un animale ebbro di schiettezza ed emotività disarmante.
Pago coi pensieri.
Pago con la solida, scontrosa durezza di una realtà inconcludente, piramide battuta da venti e pianeti, inno sacro alle divinità d'acciaio e catrame che non riesco a venerare.

mercoledì 21 gennaio 2015

Winter's tale

Mi basterebbe un piccolo affluente.
Anche poca acqua, a diluire la mia di fiume malandato.

Tempeste lineari di nuvole ascensionali
turbini gialli di elettricità 
sbattono su increspature azzurre
correnti marine che anelano 
a tessere capelli di ninfe e imenei divini.
C'è un faro che crolla, una barca senza remi
un gabbiano senza ali, cadavere ingiallito dalla spiaggia.

Dove sei, tu?

Ho imparato a fingere davanti alla logica.
Ho imparato a considerare le frasi come verbi e avverbi.
Sequenzialità grammaticali prive di senso e basta.
La freddezza distorta della loro bidimensionalità è un arrendevole fossa cimiteriale.


giovedì 15 gennaio 2015

Insetti

Distorsioni.
Ti assassino ogni notte, il tuo sangue mi nutre, 
il tuo sangue mente e sente la mia lingua schioccare.
Cucio nuove maschere e parlo con chi non vive senza
sul fondo, una vile demenza anticipata.

Amnesie forzate murano il suolo del mio respiro
salvifico vuoto, grembo immemore, non-azione
e sogno novità potenziali per te, luminosi templi d'amore
che credi di costruire, e per i quali bramo meschini crolli rovinosi.

Io, tuo insetto operaio privo di uova,
proseguo la lenta fila degli operai privi di uova
un giorno, a nascondermi dagli spilloni e dal vetro,
un altro, dai merli rapaci che vittoriosi sfidano l'inverno.

E se pungo, io morirò.
Tre volte dieci, io morirò.





Posso fare fuori parti di voi con facilità 
la mostruosità di ciò ravviva la parte cattiva 
che non ho avuto mai 

Nasconderò con miele colante il vuoto che avanza 
io, ora, nasconderò 
dove vivevi tu. 
Dove vivevi solo tu.
(Marlene Kuntz)



domenica 4 gennaio 2015

Cristalli

Mani calde cantano la loro serenata alla piccola stufetta tonda da scrivania.
I pensieri, come ghiacciai, resistono impavidi e si fortificano grazie alle perenni nevi cerebrali.
La luna è l'illusione più dolce che il cielo abbia mai creato, e la mia contemplazione da essere errante la rende unica regina nel mazzo di tarocchi delle nuvole.

Solitudine.
Nota prolungata attraverso il buio.
Ululato del lupo.
Quattro impronte sulla neve, in un coagulo di freddo e fatica.
Il cammino lento e impercettibile delle stagioni fiacca lo spirito.
A muoversi, è solo il vapore del mio respiro, fantasma di aria nel gelo dell'inverno.

giovedì 11 dicembre 2014

Blu




- Allora, che colore vuoi?
- Blu. Voglio quello blu.
- Tieni, legalo al polso altrimenti vola via.

No, non lo legherò al polso. Papà non sa che non lo farò volare via.
Cinque anni, capelli ramati, frangetta spettinata sulla fronte bianca.
Un parco, quello delle Cascine a Firenze, una girandola sulla bicicletta e un palloncino blu in mano.
Ti chiamerò Blu, sarai il mio gabbiano.

Blu vola tra le mie mani, solca le nubi senza paura.
Poi, un giorno, mi aggrappo alla cordicella e mi solleva tra i venti.
Blu, piano, ho paura, soffro di vertigini. E se ti buchi e scoppi?
Ma Blu non mi sente, e si alza sempre di più.

Finchè, un giorno, Blu diventa un gabbiano vero.
E' bellissimo, con le piume candide e le ali grigie. Non ne avevo mai visto uno così da vicino. Lo lascio volare e taglio la cordicella.
Blu è felice, vola in alto.
Lo vedo congiungersi nel sole con la sua compagna.
Hanno un grande nido sul solaio di un palazzo, inacessibile, inviolato, sicuro.
Sono felice per Blu e vorrei dirlo al mondo intero, ma nessuno crederebbe alla storia di un palloncino che si trasforma in un gabbiano, così me lo tengo per me.

Mi sveglio sorridendo, serena per aver respirato un po' di ossigeno e aria di mare insieme a Blu e a quella bambina che ero.
Poi, di nuovo la notte.

lunedì 8 dicembre 2014

Fissità, fissazioni, affissioni sulle croci. The arms of Sorrow



Gorghi torbidi.
L'acqua scorre a fatica.
Densa, nerastra, salmastra, sanguinolenta.
Veleno, veleno ovunque.
Profezie sciolte, gli Oracoli hanno parlato. 
Il passato mi cinge la fronte con una corona di spine che entrano nella carne, penetrano nelle tempie, stillano gocce di veleno verdastro da cui succhiano voraci le mie serpi.
Rovi nella gola, idra nello stomaco, il respiro si affanna nel panico dei ricordi.
Non c'è via d'uscita.
La cortina di ferro dell'isolamento è ormai spessa.
Il lavoro è compiuto.
Fiera, brindo sul mio cadavere.
Ma the show must go on.
E l'onda scivola a fatica, il tempo è beffardamente fermo: Crono divora i suoi figli con famelica disperazione e mastica la loro carne in un eterno istante di dolore viscerale.
Destino: fissità e affissione sulla croce, nei templi dello spasmo infinito.
Vacuità delle azioni, degli intenti, nichilismo assoluto regna padrone e signore.
Adesso ne conosco il fiele.


Harvest of sorrow
Your seed is grown
In a frozen world full of cries
When the ray of light shrinks
Shall cold winter nights begin

sabato 29 novembre 2014

All souls night



L'odio e l'indifferenza tagliano l'aria notturna come fosse tenera carne di una grande dea dalla pelle scura che giace addormentata, invisibile e nervosa.
Va bene così.
Tutto è compiuto,  tra i lamenti degli insonni del sabato sera, tra le trame oscure di chi si professa paladino o cavaliere alla ricerca di chissà quale drago.
Le anime della notte dormono inquiete.
Le anime della notte sono tutte unite, legate da forze occulte, paradossali catene d'arroganza ed egotismo.
Le anime della notte si ritroveranno tutte insieme, perchè si assomigliano tutte.
In fondo alla notte, oltre questo buco nero che risucchia memorie, ricordi, fili elettrici emozionali, si erge splendente il tempio di Ananke imperiosa, dove i cuori travagliati trovano riparo sin dalla notte dei tempi.
Gli occhi si chiudono, le tempie si bagnano di fortezza, Fortitudo dorata, e la mente insegna al cuore a resistere, a proteggere l'umida, sanguinante e virginale Verità che ciascuno, a suo modo, porta dentro di sè.
Spiegazzata come una sindone su un sepolcro di marmo, o un lenzuolo di nozze macchiato dall'emblematica prova di un imene lacerato, steso davanti a occhi maliziosi e indiscreti.
Le anime della notte sono simili ma inconoscibili tra di loro: sterminano etnie ed alzano pire su cui bruciano i cadaveri anneriti da ottuse convinzioni di plastica.
Stupri di guerra.
Utero cerebrale ferito.
I vortici di Ananke non confondono, ma tagliano la sottile lingua melliflua della bocca di sinapsi impazzite.

martedì 25 novembre 2014

The name of the rose

Dolore frontale pulsa compulsivo con prepotenza dittatoriale.
Bandiera bianca, un Moment e scivolo nel sonno.
Scendo le scale di pietra polverose. Buio e umidità sono i sovrani e penetrano imperiosi nelle ossa.
Una cripta, o forse una cella monacale poco illuminata mi si para alla fine delle scale.
Sussurri ascetici, tuniche nere disposte in circolo: il mio occhio vola sulle teste velate e scopre un piccolo letto drappeggiato di nero. Un monaco vi dorme, la pelle sottile solcata dalle rughe è un mare disteso e rassegnato al riposo eterno. 
Preghiere, incenso nell'aria e la Morte accarezza la Vita poggiandole un dito sulle labbra.
Una vecchia suora mi guarda, sfoggiandomi un sorriso isterico e insensato: ha un naso ricurvo, labbra sottili come sentieri imprecisi di terre nordiche e occhi sporgenti, languenti e lucidi, velati da una vecchiaia di demenza e verità schietta.
Mi parla piano e con voce trasognata chiede di sciogliermi i capelli.
Sgrano gli occhi, ma accolgo quella proposta priva di logica con obbedienza automatica: mi sfilo l'elastico e li lascio cadere sulle spalle e la schiena.
Quand'ecco che il monaco lascia scivolare la testa oltre il cuscino e, ripiegando il collo in modo innaturale, spalanca gli occhi azzurri di colpo. 
Si alza dal torpore dell'agonia come se si fosse ripreso da un dormiveglia pomeridiano.
Lo fisso, ha lo stesso volto della vecchia suora alienata di prima: orbite vuote ma cariche di assennatezza irreale mi scrutano il fondo degli occhi per dirmi: "Ero io la Morte. Ma ho deciso di svegliarmi".
E, allungando la gracile mano bianca verso di me, sorride con serafico e lunare appagamento.




giovedì 20 novembre 2014

Snake dreams



Tre serpenti spuntano dalle trame di una catasta di tappeti persiani.
Il primo scivola via veloce, strisciando a zig zag. 
Il secondo, enorme, giallo, scaglie lucide punteggiate di nero, apre le fauci come un mostro marino e risucchia il corpo snello del terzo, il più piccolo dei tre. 
Ne resta parte della coda fuori dalla bocca, a contorcersi e acquietarsi sotto i colpi della falce silenziosa dell'agonia.
Dolore animale.
Dolore universale.
Dolore molecolare.
Mi sveglio.
Atlante regge il mondo là fuori, sotto i caotici rombi da guerra.
Il carro del sole è già alto, ma i tre serpenti s'avvinghiano alla mia corteccia cerebrale e la stringono, causandone un'emorragia. 
Poi allentano la stretta, e la luce dalla finestra riscalda l'aria e i pensieri. 
Ma loro, là dentro, strisciano, scivolano come gocce di pioggia sui vetri della memoria e riprendono a stringere.
Notte. Birra rossa. Egotismo. Me lo ripeto a mente, mentre il serpente giallo lecca le mie sinapsi.

Slow down and I sail on the river
Slow down and I walk to the hill


Ringhio, il serpente giallo striscia lontano e mi lascia chiudere gli occhi.
Le pupille si sposano al buio della camera.
Il sangue fluisce lento e la luna si alza nel cielo freddo di novembre.

domenica 16 novembre 2014

Ossa


Conto le ossa.
Dura materia oltre la carne tenera.
Ci sono, ci sono tutte e la cosa mi rasserena.
Premo con i polpastrelli sul braccio, sulla spalla, tocco la clavicola: sento la mia invisibile, scontata e naturale impalcatura e capisco che posso ancora alzarmi. 
Siamo vertebrati, in fondo è facile.
Mi proteggo con storie di raminghi nordici, avvolti dal loro manto di nera solitudine.
Guerrieri, bardi, valchirie, principesse, rune, draghi, cavalli, polvere e campi di battaglia al tramonto, vessili spezzati, sangue sugli scudi, accampamenti viola nel blu di veglie notturne.
Si sta bene, qui dentro. 
E' tutto familiare, conosciuto: è qui che ricordo il mio nome, è qui che posso svelarlo senza che ciò causi dolore.
Non esco più. 
Ripasso i nomi delle mie ossa ad occhi chiusi come una vecchia Ave Maria e sorrido mentalmente: sì, ci sono tutte, proprie tutte.
Alzo il ponte levatoio del mio mondo: è stato imprudente lasciarlo abbassato. 
Ma adesso posso aprire gli occhi, perchè sono sicura di quello che vedranno.


giovedì 13 novembre 2014

No potho reposare



Nella dimensione fluida che mi appartiene, cerco una boa.
Il passato è un gigante di pietra che, a volte atterisce e a volte è un'isola di sicurezza.
La solitudine è il mio Hotel Supramonte di dolore, santuario sterile di preghiere inascoltate e miracoli incompiuti.
Non c'è ritorno, come in un orizzonte degli eventi.
Non c'è ritorno.
L'insensibilità si fa da parte solo al violino del cuore che si scioglie e sparisce, risucchiato tra le costole della necessità.


Ma se ti svegli e hai ancora paura, ridammi la mano.
Cosa importa se sono caduto, se sono lontano.

sabato 10 maggio 2014

Silenzi

Sabato sera. Potrei andare avanti con "Irata" e "Cupe vampe" per altre dodici ore.
Pensieri, grovigli, mea culpa, domande, memorie di una condannata a morte scolpite sulla pietra della prigione si affastellano imperiosi nella mia testa, come carte di un mazzo mal mescolato.
Ma non c'è più niente e niente è più importante.
In un altalena di ottimismo, crudezza, malinconia e fiamme arcuate di residui d'odio, attendo calma l'esito finale. Una fine c'è sempre. 
Una fine naturale, biologica, senza troppe pretese razionalistiche o vampe incolori ed oniriche.
Al centro, io.
Dopo, non lo so.

giovedì 27 marzo 2014

Garbage

Il tempo è un vento freddo di dicembre che sferza gli abeti e le ali dei merli. 
Primavera dorme nervosa sotto cuscini di neve e gela i germogli di aprile.
Manifesti di campagne elettorali, volantini di buona pasqua, che Cristo è quasi risorto
ringraziamenti alla messa in memoria di Annina,
assemblee dei citadini, sportelli della posta, ragazzini mandrie da scuola,
da ingozzare con mangimi sintetici come polli appesi per il collo,
e soldi che non ci sono mai
non ci sono soldi
non ci sono soldi
mariti cornuti e mogli insoddisfatte, la Grottaferrata bene si erge maestosa
nei profili di macchine lucide a fari spenti.
Faccio una domanda semplice a tavola
il mio inquisitore vi legge indecisione
è irritato come un poliziotto a fine giornata
che mi trova 5 grammi di marjuana
e dice che non devo mai traballare.
Il mondo meccanicistico ripudia l'insicurezza
anche se il poliziotto non comprende la mia domanda.
In fin dei conti, non me ne frega niente,
ma proprio niente.


lunedì 18 novembre 2013

Apnee

Apnee.
Sospensioni.
Un plaid spiegazzato, una tazzina vuota, il pc in stand-by.
Come una pira funebre, un voto rituale, fiamme lente di braci divine.
Resti di eventi, nuvole gonfie di candore lieve camminano in odiati cieli urbani, bandiere ultime di libertà non possedute.
Nuvole divine, dee bianche dai capelli rosa e gli occhi grigi.
Dee, svegliatemi domani sotto un cielo mutato, in una camera dalla porta aperta, con i nodi  sciolti come i miei capelli la sera. Dee argentee ed immortali, datemi di più.
Dee secolari, custodi dei ritmi mortali,
forbici della Vita.

domenica 18 agosto 2013

In the blue august moon

Agosto ride rumoroso, fugace, saccente, sberleffo vincitore che brucia l'estate con fiammiferi umani. Le teste pendono e prendono fuoco con scintille verticali di paure orizzontali. Pensieri orizzontali di non ritorni reali e pericolosi. Il balcone davanti casa mia, illumina la notte di falsa speranza: un bimbo vi dorme ammalato. 
Quello che è già stato, ritorna imperioso, cane arrabbiato più feroce di prima: non lascia risposta, non aspetta reazione, ti morde e ti secca col sole d'agosto che arde e non riscalda.
E fumo. Fumo nero che odora di sambuca versata sui giorni passati, buttati, andati, su quelli che dovevano essere distrutti e fagocitati... e che invece tornano, ti trovano e ti tradiscono.

Agosto m'è sempre stato sul cazzo.

Mese dell'addio e di infanzia che si prepara a crescere, sradicata come una margherita bianca, mese di aspettative, mese dove il sole è cattivo e affamato. Forse agosto sente le speranze dell'inverno, dei pensieri gelati nella notte di S. Lorenzo, dei pastori col naso all'insù... da che mondo è mondo, delle vite che all'aria aperta si flettono alla luna e ne anelano i battiti. Agosto è il mese delle false promesse, di illusioni raccontate come fiabe attorno al fuoco. E' il mese che prepara lo spirito all'autunno e al rigore dell'inverno, ti tende la mano con quel "forse" sospeso a mezz'aria. Mentre la luna è fresca e scintillante come non mai, irriverente e distante dal fallimentare finale umano.

mercoledì 19 dicembre 2012

The dark side of the EARTH (Perchè ogni fine del mondo è sempre poetica)

Sabbia.
Terra d'argento e bianca scivola sotto i miei piedi.
Sono atterrata su queste rocce di cristallo, tra monti di creste grigie che si confondono con le stelle del grande cielo nero.
Qui è sempre notte. Una lunga notte senza confini, che si specchia nel suolo di latte. Cerco la luna, ma non c'è. A volte però, riesco a vedere il sole che tramonta, ed è bello come l'altro pianeta azzurro che emerge dalle ombre. Non so come si chiami, ma è luminoso e dolce come la luce bianca che emanano questi piccoli sassolini scintillanti. Il pianeta azzurro è la mia luna nel cielo: maestoso tra le stelle, immobile, muto, nascosto tra le pieghe della notte come un gioiello turchese tra i capelli della grande Dea Madre. L'altra metà sospesa nell'abisso si nutre della tenebra profonda, da qui è facile vederlo: da qui si vede ogni cosa con occhio puro e lucente, le danze dei pianeti, i giri delle comete, un universo intero che ormai mi fa da tetto.
Chissà chi popola quel pianeta, quali esseri, angeli o mostri...o se è semplicemente deserto come questo, perlaceo e silenzioso che però ha nome delicato e musicale come nessun altro corpo celeste.
Questa è la mia terra. L'altro, lontano, che dorme circondato dalla luce è la mia luna. 
Un giorno saprò, forse, cosa c'è dietro quella parte oscura e nascosta, che conserva nell'ombra e mai mostra, come perla incastonata nell'anello del cielo pronta comunque a risplendere nella notte, qualsiasi cosa succeda negli antri bui  e sterminati di queste galassie infinite.



domenica 4 novembre 2012

Respiri

Notti di profumi d'oriente
su una coperta stesa a terra
un gattino addormentato
e nuvole e stelle alla finestra.

Freddo secco di novembre
eppure noi siamo nel deserto rosso
a contare le dune e i granelli
della sabbia spessa e densa.

Narghilè e vino rosso
i colori, i sapori alla vodka
riscaldano la sera piovosa
riempiono l'aria fumosa.

Il gattino si sveglia e guarda
la sua strana famiglia
che sognante riposa
sulla grande coperta volante.

Entra lesto anche il cane
ma prima che venga l'aurora
la notte copre gli occhi ormai stanchi
e culla i respiri di umani e animali.


domenica 23 settembre 2012

Buonanotte autunnale

Buonanotte autunnale
con le stelle come foglie
dorate e rosse tra i rami scuri del cielo.
E noi sulla luna di sabbia
come gatti sul tetto del mondo
a guardare la terra che dorme
a guardare la città che si spegne
nelle ombre profonde delle case.
Buonanotte autunnale
dentro i covi e le tane
nei silenzi, gli sguardi, gli umori,
i tepori che diventano ali
che avvolgono i sogni notturni
che baciano gli occhi e le mani.
E noi sulla luna di sabbia
a guardare la piccola alba
a guardare l'aurora dorata
che scioglie con miele viola
il blu fitto della notte
che sbiadisce e scolora
e prepara il nido al sole.

mercoledì 22 agosto 2012

Finchè apparve un cane fantasma che distrusse l'epica

Sento la tua silenziosa presenza accanto a me, come un'ombra a tre dimensioni momentaneamente indipendente dalla luce e dal buio. Mi piace girarmi e vederti là, immobile mentre osservi la sera estiva e respiri l'aria viola.
Il cielo non è ancora blu notte, ma azzurro scuro, come se il sole si fosse giusto nascosto dietro la grande tenda vellutata della volta celeste e dovesse sbucare a tratti, come un attore teatrale che ringrazia il pubblico alla fine degli applausi.
Cerco le stelle ma è troppo presto, non sono neanche le nove.
Ma tu, tu, come fai a vivere? Cioè, come senti il tempo e le stagioni? Mi guardi con gli occhi grandi e luminosi, da sotto le ciglia lunghe e non rispondi. Ti alzi, fai qualche passo sporgendoti dalla ringhiera del giardino e torni a sederti accanto a me.
Diavolo, perchè non rispondi? Ah, vuoi forse suggerirmi che non conta farsi domande, che la vita non è un quiz a puntate, perchè ogni spina buttata là da QUALCUNO per cercare di affossare la mia autostima è come uno di quei cosetti pungenti che ti si impigliano nei vestiti quando ti siedi in un prato.
Sì, ma che palle.
Sospiri piano e alzi la testa in cerca di ciò che forse mi sfugge. So che vuoi insegnarmi qualcosa che però non riesco ad apprendere. Quando fai quella faccia seria, significa che è roba complessa, sicuro.
Quando un cane, un mezzo labrador, appare come un fantasma al di là del muretto. Si materializza dal nulla ed in un attimo irrompi verso la ringhiera come un toro, abbaiando al mondo il tuo disappunto per l'intruso e per tutti i cani-fantasma che disturbano i tuoi momenti di meditazione.
Il cane respinto, si allontana zompettando e per tutta risposta si gira e piscia su un esiguo arbusto del praticello esterno.
Vabbè va...al cesso tutto il nostro eroismo e l'epica iniziale, peraltro accompagnata da Yet another movie.
Ma stasera tutta la filosofia si riduce ad una pisciata.  
Che comunque fa riflettere, anche se è come passare da Baudelaire a Bukowski.