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mercoledì 2 novembre 2011

All Hallows Day




Mi chiedevo perchè da una decina d'anni a questa parte, c'è stato un tripudio ed una glorificazione della festività di Halloween, oltretutto (e per forza di cose, perchè d'importazione anglosassone) scevra di ogni significato storico e culturale.
Peccato per questo, perchè dietro alle orde di ragazzini esaltati c'è un interessante retroterra formativo...ma ok, ci vuole un pizzico di sforzo intellettuale in più a cui la voce da transessuale della De Filippi e le puntate di
Amici
ci hanno disabituato.
Forse che noi italiani ci sentiamo morire se veniamo privati del
panem et circenses
quotidiano? Sì, è così: dalla fine dell'estate, in cui più o meno l'italica specie è ancora cullata dal tepore settembrino, dai dorati raggi mediterranei di giorno e dalle luci notturne di pub e disco-beach arginanti i plumbei rigori invernali; fino alle intermittenze dello scintillante dicembre delle lucine natalizie, passa fin troppo tempo! Mica ci facciamo assorbire dall'autunno così, senza mercificarci neanche un pochino, senza spendere un eurino per un dentino di plastica da vampirello idiota? Ennò, suvvia, siamo italiani!

E poi vuoi metterci quella bella e sana dose di necrofilia che ci ha cresciuto a eroici suicidi di consoli ed imperatori, pestilenze che dimezzano popolazioni, sepolcri foscoliani, continue lagne coronate da quel
memento mori
(perchè uomo, che te sei messo 'n testa, polvere sei e polverei ritornerai, nùn te lo scordà te pijasse 'n colpo!) scolpito pure in un quadro a capo del letto di mia nonna, dove dormivo da bambina e mi svegliavo ogni mattina con 'sto teschio di Adamo sulla testa, che mi diceva: "Ancora a dormì stai? Sbrigati e vai a fare i compiti, che tanto devi morì!", ed esili fanciulle rapite nel fiore degli anni da Morte imperiosa (Silvia rimembri ancora quando te divertivi da viva e te credevi de nun morì?) e lerci lazzaretti manzoniani con la madre di Cecilia che ti faceva sentì 'na merda perchè la figlia era morta di peste e te no, stavi là vivo e vegeto a sbuffare mentre leggevi di disgrazie altrui?!
Sì, ci piacciono le cose un po' lugubri, diciamocelo, fino a prova contraria siamo figli dell'occidente medievale ed ogni volta che in Tv danno Sean Connery nelle vesti di Guglielmo da Baskerville, quanto godiamo a vedere quei morti sanguinolenti di neve e precipizi, veleno e roghi? Che, in fondo in fondo, siamo più halloweeniani di quanto non pensiamo?

Un po' credo di sì, anche perchè i nostrani antichi romani, ancora non colonizzati dall'Ognissanti cristiano, festeggiavano i Parentalia in onore dei defunti (anche se a febbraio), e forse tutto quest'entusiasmo per l'Halloween anglosassone fa leva sui tessuti primigeni dell'uomo moderno, che così come prova piacere e bisogno di dedicarsi allo sport ed allo sforzo fisico, in quanto sostitutivi della caccia e della battaglia campale, è sottointeso anche come sia sottilmente affascinato da pratiche in qualche modo insite, dalla notte dei tempi, nel proprio Dna.


Oppure, da dieci anni a questa parte, ci stiamo lentamente laicizzando e provando a vivere la notte della vigilia di Ognissanti tra il sacro ed il profano, esorcizzando con maschere, costumi e sfilate, quella che in Messico è chiamata Santa Muerte?
Considerazioni antropologiche o sociologiche a parte, io mi accontento di pensare che, per quella notte, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventi davvero così sottile da permettere, se non l'accesso diretto, la sottile percezione che qualcosa di magico e soprannaturale si aggiri nell'aria.

Come il Samhain celtico, come un sabba wicca avvolto dalla notte costellata da fuochi e falò, dove al lamento della Dea che piange la scomparsa del Dio si unisce l'attesa dell'autunno che diventa più freddo e buio, dove la terra gelosa guardiana, conserva e protegge i germogli della prossima primavera e gli uomini ringraziano, per il loro sacrificio di sangue, gli animali macellati, che assicureranno la sopravvivenza durante la penuria dell'imminente inverno.

E' semplicemente sentirsi parte di questa Terra, al di là del dispotico distacco abilmente impostoci dalle sterili convenzioni sociali di mercato, è ricordarci oggi, che possiamo barricarci anche dietro colate di cemento, semafori, strade e ponti, neon, astronavi e tubi catodici, ma è dalla Natura che veniamo e che ci offre, costantemente, giorni di luce e buio, in una ritmica danza della quale eternamente faremo parte.


lunedì 17 ottobre 2011

I capponi di Renzo

Apro una parentesi abbastanza frettolosa, dopo un'illuminante lezione all'università e sulla scia dei fatti di sabato pomeriggio a Roma, di cui mi sono ampiamente sfogata nel post precedente.
Leggendo il III capitolo de I Promessi Sposi, il senso pratico del personaggio di Agnese è racchiuso in due o tre affermazioni proverbiali, contestate stamattina dal professore durante la lezione. Ad un certo punto, si legge:

Sentite, figliuoli; date retta a me, (...)

io son venuta al mondo prima di voi;

e il mondo lo conosco un poco.

A. Manzoni, I Promessi Sposi, Cap III, Vv. 68-70.


Il mio professore leva gli occhi, ci guarda un momento e poi, come fa sempre quando non si capisce se sembra che pensi o parli, a voce bassa e guardando un punto imprecisato in lontananza, dice piano: " Questa cosa che i vecchi sanno tutto poi...non è vera. E' come se io, a 66 anni, vi dicessi di darmi sempre retta solo perchè sono più vecchio di voi, quando non so nulla in realtà. Voi sapete cose che io non so. I giovani sanno cose che i vecchi non sanno. Ma già...che parlo a fare, quando qui si arriva ad avere il potere solo perchè hai 80 anni ".


Punto. Grande lezione d'umiltà e di saggezza.


Seconda parte.


Arrivati al punto dei poveri capponi legati insieme a testa in giù, che Renzo porta con sè per offrirli ad Azzeccagarbugli, si legge:



E faceva balzare quelle quattro teste spenzolate,

le quali intanto s'ingegnavano a beccarsi l'una con l'altra,

come accade troppo sovente tra compagni di sventura.



E cosa mai è accaduto sabato, se non una guerriglia stupida tra animali da macello, che invece d'esser compagni hanno pensato bene di beccarsi tra loro?


Letteratura viva, psicologia, storia dell'umanità.
Italiani come i capponi di Renzo.
Grazie di cuore al prof. Longo per questi spunti illuminanti.