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giovedì 11 settembre 2014

Quattro

Desiderio infantile di credere che anche tu abbia passato una buona estate.
Non riesco a venirti a salutare dove tutto è fermo e giace sotto la calotta cranica del marmo bianco funereo vessillo di intaccabili realtà.
Abbiamo guardato un tuo video dopocena, 'tanto per'.
Tanto per far finta di niente.
Effettivamente per un po' ci siamo/ci sono riuscita.
Volgo gli occhi castani e pensierosi alla tua foto che ho in camera, li pianto nei tuoi azzurri e spero di trovare quiete alle domande che ho e a cui ancora non so rispondere.
Annaffiati dalla pioggia radioattiva dell'impellenza perdiamo per strada le perle uniche dei ricordi, unici momenti in edizione limitata di liquide gioie.
Come le nuvole quando il sole vi passa attraverso: si piegano, si deformano, si sciolgono e diventano oro colato.

A te, oro colato.


lunedì 18 novembre 2013

Apnee

Apnee.
Sospensioni.
Un plaid spiegazzato, una tazzina vuota, il pc in stand-by.
Come una pira funebre, un voto rituale, fiamme lente di braci divine.
Resti di eventi, nuvole gonfie di candore lieve camminano in odiati cieli urbani, bandiere ultime di libertà non possedute.
Nuvole divine, dee bianche dai capelli rosa e gli occhi grigi.
Dee, svegliatemi domani sotto un cielo mutato, in una camera dalla porta aperta, con i nodi  sciolti come i miei capelli la sera. Dee argentee ed immortali, datemi di più.
Dee secolari, custodi dei ritmi mortali,
forbici della Vita.

giovedì 14 novembre 2013

The sign of the cross



Ai passaggi, ai cammini, ai sentieri non battuti.
Ai ragionamenti dei matti, di chi è fuori tempo, di chi non ha tempo.
Ai discorsi lasciati a metà come false partenze, come il frullo ingannatore dei piccioni che non vogliono volare.
Al potenziale, l'energia che non è moto e che è chiusa in un pugno.
A quell'indaco del tramonto che scolora, quando t'aspetti che divori il cielo.
Legna sul fuoco, che alimenta un camino perpetuo come un fuoco di una vestale.
Ai segni, più che alle parole, che falliscono bersagli mobili e troppo veloci.
Alle comete che passano in un lampo, agli strascichi di luce bianca, alle perle di S. Lorenzo che bagnano il cielo contemplato da un finestrino.
A Syd Barrett.
Alle assoluzioni che non arrivano.
E' un itinerario senza forma ma con troppa sostanza, è una biga trainata da due cavalli fulvi al galoppo con il sole.
Come una canzone, dove c'è quell'assolo in un crescendo che non esplode.

martedì 22 ottobre 2013

Compensazioni

Madre Natura cammina con passi di foglia, Padre Tempo le accarezza i capelli d'acqua e bacia i suoi occhi di stelle. Prendono i loro figli di tanto in tanto, li addormentano in sonni eterni e li abbandonano ai flutti di mari desolati. Ma c'è una logica, c'è sempre una logica: è la legge della compensazione, è un cerchio perfetto che dà e toglie nello stesso istante, è un'aurora rosata che immerge il mondo nella luce dell'alba e lo riconsegna al blu della notte subito dopo.
Sono passati anni e non sei arrivato. E adesso che quel piccolo, perfetto, regolare cerchio stava per chiudersi, hai immediatamente preso ed occupato quel posto vuoto.
La vita si annida là dove c'è la morte. Sempre e comunque.
Un'ombra, un'assenza, un dolore, uno strazio, un mare di agonia e lacrime. E adesso, l'aria di novità, la speranza, l'attesa.
E se... fossi tu? E se fossi davvero tu, che torni alle coste di roccia come Ulisse dopo i lunghi viaggi immortali? 
Se nei tuoi piccoli occhi, scorgerò gli stessi laghi azzurri, forse sarai davvero tu.
O un po' tu, dello stesso sangue, con la stessa carne, ora fatta di polvere bianca e falene d'ossa, gli stessi capelli d'oro, ora sparsi nello scrigno di qualche dio geloso, la stessa fronte rosa ed il viso ovale, il sorriso gioioso, tra perle di dee e le mani grandi che tenevano il pallone, accordi di chitarra o bacchette di legno chiaro, a reggere pianeti o galassie, indicare le vie delle stelle... o neri coni d'ombra, vuote coppe di marmo, lenta costanza del tempo, nuda tristezza dell'inattuabile essenza di quel profumo d'immortalità... che non ci appartiene.

martedì 15 ottobre 2013

In down

Detesto la tua voce di plastica che finge di preoccuparsi per me, ora che non ce n'è più bisogno. Detesto frasi come "queito vivere", che mi succhia i tendini e corrode il cervello.
Pulizie, apparecchiare la tavola, fare la spesa, il Tg, "Perchè non vai a studiare?", le zanzariere, le cazzo di inferriate che sono croci alle finestre.
Rifletto sul termine "abbrutimento", le cripte infestate da bianchi cadaveri delle mie ombre, corpi putrefatti in sudari trasparenti gonfi di vermi, piccole vite che in morte risorgono, quel Qualcosa che mi scuote puntualmente di tremori la notte, che mi dilania i nervi, che sta vincendo.
Rifletto sul concetto di self-made man, è una bella immagine, peccato che non riesco ad applicarla, è dorata ed indorata, estranea, lontana, americana, non è per me.


lunedì 14 ottobre 2013

Come quando

Come quando nei film d'azione, c'è bisogno di estrarre una freccia o una pallottola conficcata a fondo nella carne del personaggio di turno.
Tieni, mastica questo.
Che?
Metti in bocca questa cinghia di pelle e stringila fra i denti.
Ma io volevo roba come del brandy o del cognac. Mi è sempre piaciuta la scena dello stordimento da acquavite. Sì, mi voglio stordire.

Questa cava di casa immerge punte di lancia a non finire. L'aria è solida come un feltro, l'aria è bianca come una camicia di forza, l'Eden è un rogo rosso di fiamme e anche Dio perde le speranze.
Ma tu sei il tuo Dio. Continua a creare mondi distesi sotto deserti e ghiacciai perenni, la preistoria delle intenzioni, l'antichità delle illusioni, i primi imperi dei desideri, il medioevo dell'età adulta, il rinascimento di... di che?
Sono un cronista della mia epoca. Spingetemi avanti con visione lineare, docile contatto tra realtà e memoria. Qui non c'è più posto. 

sabato 12 ottobre 2013

Sub - Stantia



Liquidità opache, filamenti di alghe e densità da capire.
Densa sostanza, sub-stantia, sta sotto, ma che c'è sotto?
Immobilità cerebrali come un letto di sabbia, come la melma di un fiume.
Sopra, passano piano le barche, nuotano pesci che si ritrovano alla foce col profumo salato.
Sotto, c'è la sostanza che non so cosa conserva, ma se ci metto il piede non mi muovo più.
L'acqua modella, si gira in anelli si spuma,
spirali trasparenti e percepibili
la sostanza sta sotto, nascosta
avvinghia in stagioni e sonni perpetui
non mi sveglio più
non mi sveglio più.
 

sabato 1 dicembre 2012

Agostino (Dietro ogni scemo c'è un villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.


Agostino è il matto del paese. Cammina tutto il giorno attraverso ogni via, d'estate sempre a petto nudo, con la pancia alcolica cadente e una bottiglia di birra ghiacciata tra le mani, e d'inverno coperto da pochi stracci, con i jeans perennemente consunti. Mi ricordo di lui da quando ho memoria, lo vedevo passare durante i giorni di festa dedicati alla Madonna locale, tra mille luci colorate, mentre parlava da solo, grattandosi i pochi capelli incollati di sudiciume e salutando con due parole confuse ogni persona che incontrava e che, una volta sorpassatolo, ne approfittava per ridacchiare e sbeffeggiarlo, oppure più apertamente dirgli due frasi senza senso senza sapere che sì, lui le capiva bene, così come capiva che era una scelta consapevole quella di farsi deridere.


E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto. 


S'inseguono molte dicerie sulla vita che conducesse prima, non so realmente dove si nasconda la verità, ma molti dicono che prima era una persona dotata di un'intelligenza fuori dalla norma.
Conosceva a memoria ogni strada per arrivare in qualsiasi luogo, era insomma un atlante geografico vivente, e ricordava date come nessun altro. Tutti concordano nel sottolineare la straordinaria memoria che lo contraddistingueva, di cui ancora conserva qualche traccia visto che tiene a mente i volti delle persone e si ricorda di loro anche a distanza di anni.


E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole. 


Si dice che viva in una catapecchia abbandonata, e che abbia due zie che ogni giorno gli preparano da mangiare. Poi va in giro come un cane abbandonato per tutto il giorno, parlando con se stesso sempre ad alta voce. Quando muore un abitante del luogo va pure in chiesa e partecipa al funerale. Mi è rimasto impresso ad un funerale in particolare: fissava addolorato la bara di legno chiaro mormorando qualche parola incomprensibile, e sembrava incredulo e stupefatto ragionando di come, a volte, la Morte possa essere così crudele.
Non si sa come da giovane sia impazzito: è stato anche rinchiuso in un manicomio dove ha subito maltrattamenti di ogni genere e dove, è stato anche violentato da un uomo. Sconvolto, è peggiorato negli anni e senza nessuna cura, e nessun aiuto, è diventato semplicemente il Matto del paese, lo Scemo del villaggio.


Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia". 

(Un matto - F. De Andrè)


Sicuramente non è lui che non capisce gli altri, ma il contrario.
Sicuramente il giorno in cui morirà, magari da solo come è sempre vissuto, ci saranno le solite frasi da paese, dette per riempire l'aria e per scuotere l'anima dal grigio torpore in cui dormono spesso quei pochi tetti di campagna. Solo che quando se ne andrà, porterà con lui l'eterno ed inafferabile segreto di una Verità lucente come il sole, che gli altri affannosamente inseguono per tutta una vita. A lui è bastato solo parlarne con se stesso, all'ombra dei lampioni vestiti a festa d'agosto e al freddo delle panchine scrostate della piazza buia di novembre.

venerdì 9 novembre 2012

A Novembre, la terra è dei morti


La sera è nera come il fondo di Novembre di terra bagnata.
Dove la pioggia è appena caduta. 
Urla, pianti, lacrime, porte sbattute, parole di sangue.
A Novembre, la terra è dei morti.
Al centro dei venti, si dice che sia tutto fermo.
Mica lo so, ma io resto immobile sul letto.
Troppe cose sono sbagliate.
Troppe cose non si vogliono capire.
Il mio odio dorme silenzioso.
Ma non se ne va, resta con me sul letto.
Due pezzi di ghiaccio nel freddo di Novembre.
A Novembre, la terra è dei morti.  
Fuori di qui, la gente si bacia.
La gente si accoppia e partorisce.
Ognuno formica nel suo buco di terra.
Fuori da qui c'è il rosso di vita.
Chi morirà, chi vincerà, chi se ne andrà?
Appassiremo nella terra di Novembre?
Finchè, poi, vedo sempre la piccola luna
tonda, di perla, che parla con la tua voce.
E allora inizio a credere
Che la terra non sia solo dei morti.
Neanche a Novembre.

 Ma come puo' accaderti questo?
Decolli a bordo del tuo letto
Stai tranquilla non e' niente
e' solo vita che entra dentro
il fuoco che ti brucia il sangue
quella e' l'anima
Puo' anche non piacerti il mondo
o forse a lui non piaci te
comunque questa e' un'altra storia
questo e' Hemingway 

(Negrita)

domenica 4 novembre 2012

Respiri

Notti di profumi d'oriente
su una coperta stesa a terra
un gattino addormentato
e nuvole e stelle alla finestra.

Freddo secco di novembre
eppure noi siamo nel deserto rosso
a contare le dune e i granelli
della sabbia spessa e densa.

Narghilè e vino rosso
i colori, i sapori alla vodka
riscaldano la sera piovosa
riempiono l'aria fumosa.

Il gattino si sveglia e guarda
la sua strana famiglia
che sognante riposa
sulla grande coperta volante.

Entra lesto anche il cane
ma prima che venga l'aurora
la notte copre gli occhi ormai stanchi
e culla i respiri di umani e animali.


mercoledì 24 ottobre 2012

Delenda Carthago!

Il lento suono delle tastiere all'inizio, si confonde col passo pesante dei legionari romani. Non c'è un inizio vero e proprio, ma un perenne stato di passaggio, una transizione, un'evoluzione in suoni e moti d'animo.

E' tutto lento, lentissimo, come in apnea si snoda un cadenzato movimento onirico, embrionale e primigenio che riempie l'aria secca e calda di un assolato sobborgo tunisino.

Piacere al miele e alle rose addolcisce gli stupri di guerra e i destini di sangue.

Finchè i versi di Properzio, pura materia corale densa di serafica sacralità, forse anacronisticamente cristiana, ma certamente eco di una lunga e silente processione di fantasmi, spezzano la voce principale e conferiscono profonda veridicità all'intera immagine, che avendo ormai evocato le arcaiche gesta, s'è fatta viva e reale e lascia diradare il fumo dei fuochi degli accampamenti, le tende, gli scudi, le spade, i circhi e i riti.

E poi quella frase, centrale, preziosa, immanente, forse un'esclamazione con una punta d'imperio, che suggella e sancisce la storia:

DELENDA CARTHAGO!
 

La sentite, adesso, la Storia?



sabato 15 settembre 2012

Rame e cioccolato


E poi, come sempre, ritrovo il mio giaciglio tra il rame e il cioccolato.
In piccole ore scandite da lunghi respiri.
Bicchieri di vino rosso e luci soffuse.
Parole impegnate, parole diverse, parole nuove, mai le stesse.
Sorrisi svelati e mai trattenuti.
E fuori che c'è?
La pioggia, il sole o la nebbia non entrano mai dalla finestra.
Ci guardano da fuori senza disturbare,
ai margini di foglie ramate e marroni e bacche dorate.
Due per gli occhi il resto nei capelli.
Di rame e cioccolato.

lunedì 9 novembre 2009

Riding with Epona


Le quattro di un odioso pomeriggio di novembre.

Piove da una settimana, ma c'è di buono che il prato del mio piccolo giardino s'è fatto di un verde smeraldo...un po' della dolce Irlanda mi spia dalla finestra.

E un po' di sonno mi cala sugli occhi, un po' di ricordi inseguono i miei pensieri e un po' di malinconia scende silenziosa, come foglia autunnale dai rami gelidi di un albero coperto di rosso e giallo.

E ti vengo a cercare.

E ti vengo a cercare, sposa Libertà adorna di brezze estive che soffiano sui caldi monti del Sud, con veli di nubi spruzzate di latte in cieli azzurri come mari di isole greche.

Cavalcando ancora, lungo sentieri verdi e freschi di sere montane, che sfociano come larghi fiumi in un mare di verde prateria, controvento, sottovento...con il vento.

La pienezza della tua esistenza, in completo connubio con quanto di più antico e arcaico la mente umana possa avere solo concepito.



Quando mi chiese -Conosci l'estate-

io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento...

(F. De Andrè)