martedì 11 dicembre 2012

The walking dead...e i vicini di casa

Perchè piace tanto? Oltre le innumerevoli strategie di mercato, dico, cosa c'è di più sentito all'uomo che la lotta primitiva per la vita?
Vita VS.  Morte. Così, nuda e cruda, spogliata di ogni glassa e camicia di forza che la società impone.
Senza ghirigori e condimenti, superflui armadi e calzini nei cassetti, pub dei sabato sera, giri di soldi sempre non equi, condizioni su condizioni, imposizioni, lingue frenate, sorrisi falsi, confini che fanno finta di appiattirsi ma rimangono ben saldi.
Perchè è così. Purtroppo è sempre così.
Io vorrei vedere tutti, invece, a correre a perdifiato per salvarsi la pelle. Ad inventare strategie di sopravvivenza, a ricostruire qualcosa sopra le macerie...lo so che l'abbiamo già fatto, ma cazzo, non è servito a niente. E' dalla notte dei tempi che ci combattiamo, eppure ogni volta invece di sorgere con una nuova coscienza, abbiamo ricominciato a fagocitarci peggio di prima.
A volte vorrei che i Maya avessero ragione, cazzo. Se non fosse che resettare il sistema non serve a niente.
Ma io non mi metto tra gli eletti, eh. Anzi, il concetto di 'eletto' è troppo biblico ed errato, nel caso di un'apocalisse alla fine ce la fa chi resiste e si reinventa ogni giorno...comunque, prego per un'invasione di zombie prima di tutto per vedere sterminati i miei vicini del piano di sopra: come cazzo si fa, dico io, ad urlare come un'isterica, alla veneranda età di 40 anni, ad una bimbetta di 4 solo perchè si è sporcata per gioco? Ma dovreste sentire che frasi poi! " Ti sei sporcata tutta!!!!!!! E ora io devo pulire!!!!! E stai lontano da me, non ti voglio vedereeee!!! A casa non ci rimani più, domani vai a scuolaaa!!!!!"
Come provocare il rifiuto per la scuola nell'infante. Istruzioni per l'uso.
E qualcuno può spiegare a questa gallina che le macchie di pennarello non sono macchie di merda?

Ma morite tutti.



sabato 1 dicembre 2012

Agostino (Dietro ogni scemo c'è un villaggio)

Tu prova ad avere un mondo nel cuore
e non riesci ad esprimerlo con le parole,
e la luce del giorno si divide la piazza
tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
e neppure la notte ti lascia da solo:
gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro.


Agostino è il matto del paese. Cammina tutto il giorno attraverso ogni via, d'estate sempre a petto nudo, con la pancia alcolica cadente e una bottiglia di birra ghiacciata tra le mani, e d'inverno coperto da pochi stracci, con i jeans perennemente consunti. Mi ricordo di lui da quando ho memoria, lo vedevo passare durante i giorni di festa dedicati alla Madonna locale, tra mille luci colorate, mentre parlava da solo, grattandosi i pochi capelli incollati di sudiciume e salutando con due parole confuse ogni persona che incontrava e che, una volta sorpassatolo, ne approfittava per ridacchiare e sbeffeggiarlo, oppure più apertamente dirgli due frasi senza senso senza sapere che sì, lui le capiva bene, così come capiva che era una scelta consapevole quella di farsi deridere.


E sì, anche tu andresti a cercare
le parole sicure per farti ascoltare:
per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
io cercai di imparare la Treccani a memoria,
e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
continuarono gli altri fino a leggermi matto. 


S'inseguono molte dicerie sulla vita che conducesse prima, non so realmente dove si nasconda la verità, ma molti dicono che prima era una persona dotata di un'intelligenza fuori dalla norma.
Conosceva a memoria ogni strada per arrivare in qualsiasi luogo, era insomma un atlante geografico vivente, e ricordava date come nessun altro. Tutti concordano nel sottolineare la straordinaria memoria che lo contraddistingueva, di cui ancora conserva qualche traccia visto che tiene a mente i volti delle persone e si ricorda di loro anche a distanza di anni.


E senza sapere a chi dovessi la vita
in un manicomio io l'ho restituita:
qui sulla collina dormo malvolentieri
eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
qui nella penombra ora invento parole
ma rimpiango una luce, la luce del sole. 


Si dice che viva in una catapecchia abbandonata, e che abbia due zie che ogni giorno gli preparano da mangiare. Poi va in giro come un cane abbandonato per tutto il giorno, parlando con se stesso sempre ad alta voce. Quando muore un abitante del luogo va pure in chiesa e partecipa al funerale. Mi è rimasto impresso ad un funerale in particolare: fissava addolorato la bara di legno chiaro mormorando qualche parola incomprensibile, e sembrava incredulo e stupefatto ragionando di come, a volte, la Morte possa essere così crudele.
Non si sa come da giovane sia impazzito: è stato anche rinchiuso in un manicomio dove ha subito maltrattamenti di ogni genere e dove, è stato anche violentato da un uomo. Sconvolto, è peggiorato negli anni e senza nessuna cura, e nessun aiuto, è diventato semplicemente il Matto del paese, lo Scemo del villaggio.


Le mie ossa regalano ancora alla vita:
le regalano ancora erba fiorita.
Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
"Una morte pietosa lo strappò alla pazzia". 

(Un matto - F. De Andrè)


Sicuramente non è lui che non capisce gli altri, ma il contrario.
Sicuramente il giorno in cui morirà, magari da solo come è sempre vissuto, ci saranno le solite frasi da paese, dette per riempire l'aria e per scuotere l'anima dal grigio torpore in cui dormono spesso quei pochi tetti di campagna. Solo che quando se ne andrà, porterà con lui l'eterno ed inafferabile segreto di una Verità lucente come il sole, che gli altri affannosamente inseguono per tutta una vita. A lui è bastato solo parlarne con se stesso, all'ombra dei lampioni vestiti a festa d'agosto e al freddo delle panchine scrostate della piazza buia di novembre.

martedì 27 novembre 2012

Pensiero del giorno

Preferisco fare prima la formica, e la cicala dopo.
Preferisco adesso solo immaginare e dopo creare.
Preferisco appollaiarmi sul ramo del mondo adesso, e guardare i topi che corrono impazziti sotto di me, sotto la falce di luna che taglia il cielo invernale.
Preferisco studiare la preda ed aspettarla, piuttosto che gettarmici con esito scarso ed incerto adesso.
Preferisco separare prima il buio dalla luce, e l'acqua dalla terra, chè altrimenti non avrei esseri viventi da deporre nel mio giardino.

Non sono metodica, non sono ordinata, non sono pignola.
Mi affanno per stare nel mezzo, chè si sa, in medio stat virtus.
Solo, non voglio nulla di scontato, niente di regalato, come spesso vedo che succede ai più..."fortunati"? Dipende dall'ottica. Adesso, ma dopo? Eterni bambocci.
I no di ora, sono la mia tempra.

Preferisco un fallimento alle mie condizioni
 che un successo alle condizioni altrui.
(T. Waits)



lunedì 19 novembre 2012

The Crow



Se le persone che amiamo ci vengono portate via, perché continuino a vivere, non dobbiamo mai smettere di amarle. Le case bruciano, le persone muoiono, ma il vero amore è per sempre.

(Il corvo, A. Proyas, 1994)


Ti penso sempre.
Ma quanto vorrei che tornassi.