giovedì 11 settembre 2014

Quattro

Desiderio infantile di credere che anche tu abbia passato una buona estate.
Non riesco a venirti a salutare dove tutto è fermo e giace sotto la calotta cranica del marmo bianco funereo vessillo di intaccabili realtà.
Abbiamo guardato un tuo video dopocena, 'tanto per'.
Tanto per far finta di niente.
Effettivamente per un po' ci siamo/ci sono riuscita.
Volgo gli occhi castani e pensierosi alla tua foto che ho in camera, li pianto nei tuoi azzurri e spero di trovare quiete alle domande che ho e a cui ancora non so rispondere.
Annaffiati dalla pioggia radioattiva dell'impellenza perdiamo per strada le perle uniche dei ricordi, unici momenti in edizione limitata di liquide gioie.
Come le nuvole quando il sole vi passa attraverso: si piegano, si deformano, si sciolgono e diventano oro colato.

A te, oro colato.


martedì 22 luglio 2014

17: 47

Dice il testo di una canzone che non c'è cosa più triste dei fumatori fuori dalle porte degli ospedali.
Il fumo di sigaretta è come l'anima violacea di chi aspetta che il tempo dia una risposta positiva ai dubbi di una malattia che corrode, svuota, dilania le ossa e mastica i muscoli.
E alla fine, ti porta via.
Oppure, potrebbe essere il fumo di chi ha un cuore a metà, mentre l'altra metà batte nel petto di chi giace in quelle stanze verdi e bianche, dai corridoi asettici e disinfettati, ripuliti da ogni traccia umana, animale o vegetale: ciò che è solo vita è sempre troppo definito, la malattia è una zona di grigio che annulla i contorni e sbiadisce le forme. 
Odio le zone di grigio, i colori pastello e le sfumature date male, che imbastardiscono la vividezza dei colori e la purezza dei sentimenti.
Sono ancora bloccata in una falsa partenza che sembra riportarmi indietro.
Proprio ora che sapevo come fare.

sabato 10 maggio 2014

Silenzi

Sabato sera. Potrei andare avanti con "Irata" e "Cupe vampe" per altre dodici ore.
Pensieri, grovigli, mea culpa, domande, memorie di una condannata a morte scolpite sulla pietra della prigione si affastellano imperiosi nella mia testa, come carte di un mazzo mal mescolato.
Ma non c'è più niente e niente è più importante.
In un altalena di ottimismo, crudezza, malinconia e fiamme arcuate di residui d'odio, attendo calma l'esito finale. Una fine c'è sempre. 
Una fine naturale, biologica, senza troppe pretese razionalistiche o vampe incolori ed oniriche.
Al centro, io.
Dopo, non lo so.

giovedì 27 marzo 2014

Garbage

Il tempo è un vento freddo di dicembre che sferza gli abeti e le ali dei merli. 
Primavera dorme nervosa sotto cuscini di neve e gela i germogli di aprile.
Manifesti di campagne elettorali, volantini di buona pasqua, che Cristo è quasi risorto
ringraziamenti alla messa in memoria di Annina,
assemblee dei citadini, sportelli della posta, ragazzini mandrie da scuola,
da ingozzare con mangimi sintetici come polli appesi per il collo,
e soldi che non ci sono mai
non ci sono soldi
non ci sono soldi
mariti cornuti e mogli insoddisfatte, la Grottaferrata bene si erge maestosa
nei profili di macchine lucide a fari spenti.
Faccio una domanda semplice a tavola
il mio inquisitore vi legge indecisione
è irritato come un poliziotto a fine giornata
che mi trova 5 grammi di marjuana
e dice che non devo mai traballare.
Il mondo meccanicistico ripudia l'insicurezza
anche se il poliziotto non comprende la mia domanda.
In fin dei conti, non me ne frega niente,
ma proprio niente.